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Rogner Bad Blumau © Hundertwasser Architekturprojekt

Tetti verdi, divagazioni sul moderno

Tetti Verdi / 2: Divagazioni sul moderno

Comincio con i giovani e rilancio con i giganti: da un liceo statale di Roma ai progetti di grandi Maestri italiani, con il bonus di un artista sognatore. Sono quattro passi nel verde, in quota, in cima alle nostre architetture moderne.  

Al Liceo Scientifico Statale Keplero di Roma si può camminare sul primo tetto verde sperimentale di una scuola italiana. Nonostante le difficoltà oggettive nel continuare a seguire un’impresa del genere nell’inclemente 2020, il tetto ha tuttora un aspetto assolutamente piacevole. Un’impresa audace quella del Keplero, studiata dal prof. Roberto Casalini insieme al prof. Antonio Vestrella che da un laboratorio di scienze iniziato nel 2016 estendono subito l’idea, trovando i fondi necessari a investire tempo e forze per un progetto più ampio di alternanza scuola/lavoro, ancora in corso. La partecipazione degli studenti del Liceo è il grande valore aggiunto, umano, all’opera. Tecnicamente non è stato molto complicato: dopo la consulenza iniziale di un ingegnere strutturale per lo studio del carico, in realtà il tetto è stato alleggerito con la nuova copertura green. Gli studi collaterali hanno permesso di portare avanti pratiche ecologiche grazie a un sistema tecnologico di rilevamenti, con una piccola ma incredibilmente completa stazione d’osservazione delle condizioni termoigrometriche (con sensori di temperatura e umidità), i cui dati vengono scaricati e studiati dai ragazzi stessi; una serie di pluviometri rilevano l’acqua delle piogge e quella trattenuta dal terreno, e quella eccedente viene immagazzinata per un successivo utilizzo. Inoltre vi è stato di certo un incremento positivo alla biodiversità urbana locale, per quanto le dimensioni ridotte lo permettano, con nuovi habitat e un miglioramento della qualità dell’aria.

Il piano di calpestio ha una bella colorazione che va dai diversi toni del verde al grigio e al rosso. È stato totalmente lavorato sin dal principio dai ragazzi, che hanno documentato tutte le fasi con video e foto, postate anche su diversi canali social – con l’immaginabile entusiasmo.  

Per quanto riguarda le piante selezionate, nelle aree sperimentali sono inquadrate in filari a seconda della diversa necessità d’acqua delle specie mediterranee messe a dimora – tra l’altro molto profumate: c’è l’Allium schoenoprasum (erba cipollina), il Thymus serpyllum (timo selvatico), il Teucrium chamaedrys (dai fiorellini viola a disposizione verticale), la Lavandula stoechas (lavanda selvatica), la Saponaria ocymoides (che si allarga a cuscinetto), il Cerastium tomentosum (dai cespuglietti vellutati), l’Helichrysum italicum (dal sentore di liquirizia). Il disegno a terra all’inizio aveva lacune naturali in attesa della crescita e proliferazione del verde, che si è ben presto espanso. Ultimamente sono state aggiunte, al di fuori dell’area mediterranea, nuove specie dal ciuffo allegro, grazie alle entrate ottenute da uno dei diversi premi vinti dall’Istituto. Il tetto è un interessante caso di studio biennale del Dipartimento di Scienze dell’Università Roma Tre, intrapreso dalla dottoressa Flavia Bartoli, che ha riportato le condizioni di crescita delle piante dell’ambiente sperimentale mediterraneo – nello specifico secondo i canoni di adattabilità, fioritura e mortalità – in un dossier presentato all’ultimo Congresso della Società Botanica Italiana.

Non vorrei farlo apparire esclusivamente come un laboratorio però: questo tetto verde è fruibile e se ne può godere la vista anche dalle finestre dell’edificio scolastico centrale, trovandosi a un livello più basso, in un’ala frontale. Posizione perfetta.

Non lontano dal Liceo Keplero, l’Università degli Studi Roma Tre, appena citata, ha in corso la costruzione del Nuovo Rettorato in Via Ostiense, poco prima della Basilica di San Paolo fuori le mura. I tre edifici in vetro, firmati Mario Cucinella Architects, includono gli uffici dell’amministrazione centrale, aule, segreterie e sale riunioni, e sono raccordati esternamente da una soluzione di verde orizzontale a circa un quinto dell’altezza (sul totale dei 9 piani fuori terra). Questi giardini aerei agiscono da copertura per la piazza pubblica sottostante, riportando comunque al loro livello le stesse funzioni delle aree al piano strada, come camminamenti, luoghi di incontro e relax. Dà l’idea di essere estremamente attraente la comunicazione del verde tra i due livelli: in quello alto, tra prato e aiuole, sono tagliati alcuni vuoti a motivo ovale che si aprono sulla piazza in basso, dove il verde sarà traslato, a terra appunto, in disegni equivalenti al taglio, e poi riportato verticalmente di nuovo nei vuoti dei giardini superiori dalle chiome degli alberi che sbucheranno nel tempo. Camminando a testa in su lungo il perimetro del cantiere si vedono i grandi ovali terminati, e le linee ondulate della copertura accompagnano quelle fluide della pianta degli edifici. Lo Studio Cucinella ha attualmente in corso diversi interventi in cui l’ambiente architettonico e il verde progettato sono in delicata simbiosi, attraverso varchi e aperture e trasparenze, o mimetizzati nel verde naturale circostante. Una questione di rispetto più che di ecologismo.

Altri tetti, altri prati. Quartiere Flaminio, sempre a Roma: l’Auditorium – Parco della Musica di Renzo Piano lo conoscono tutti. Tre gusci d’argento di una famiglia di animali fantastici che hanno fatto la muta adagiati sull’erba, sul travertino e sui laterizi circostanti – e che suonano molto bene. In cima alle gradinate della cavea all’aperto, cinta dai tre giganti, si estende il Giardino Claudio Abbado: funziona da copertura verde al foyer, agli uffici, in parte al parcheggio coperto, e a quasi tutti gli ambienti di raccordo, con sale e spazi polivalenti funzionali e collaterali alla vita delle tre sale da concerto (Santa Cecilia, Sinopoli e Petrassi). Dei più di 30.000 mq totali, solo una piccola porzione a prato, a nord, non è aperta al pubblico. Per il resto i giardini sono totalmente percorribili tutto l’anno in inverno (ore 11-18) e in estate (ore 11-20) – eccetto ad agosto per manutenzione, e nel momento storico presente. Dall’ingresso principale, un filare di cipressi accompagna su agli ulivi e ai luoghi da scoprire in quota, in un continuum di piccoli nuclei che includono un orto urbano e un’area giochi per bambini. L’area è utilizzata per grandi manifestazioni, e di certo la più pertinente al tema green è il Festival del verde e del paesaggio, che invita a pensare al verde nella progettazione come necessità esistenziale. Tra i diversi concorsi banditi all’interno della manifestazione, vi è quello under 30 sul disegno di balconi cittadini, e per tutti i professionisti del green c’è il concorso Avventure Creative, che chiede l’ideazione di un piccolo giardino temporaneo – chissà se ne bandiranno uno a tema esclusivo tetti verdi. Trovo che molto riuscito per lo sviluppo sinuoso nelle aree di copertura verde sia stato il Festival Insieme, “la grande festa del libro 2020 nata da un’idea di Letterature, Libri Come, e Più Libri Più Liberi”. Nel 2021 riprenderà Taste of Roma, che accoglie la grande ristorazione e un Salotto del Vino. Per dire: probabilmente è il living roof più frequentato della capitale, o almeno il più grande tetto green, all’insaputa di molti. Senza ostentazione.

Piacevolmente frequentati, ma per motivi totalmente differenti – a parte il fatto che si parli di benessere – sono i tetti di un complesso termale austriaco. Non appena arrivata al Rogner Bad Blumau, nella regione della Stiria, non lontano da Graz, mi sono chiesta: come si sale lassù, su quei tetti? Al tramonto, all’aperto, le terme con l’acqua calda di sorgente alzano la nebbia nell’aria fredda. Tutto intorno, il complesso collinare di un’architettura bizzarra si rivela in intesa armoniosa con i campi circostanti. Il verde inglobato negli edifici è accogliente e calamitico: ne siamo naturalmente attratti. Lo sapeva bene Friedensreich Hundertwasser, che progetta il complesso: l’artista dell’esuberanza di forme e colori, il cui pseudonimo, traducendolo in italiano, dà “Regno-di-pace Cent’acqua”, stipulando così un accordo di pace reciproca con la Natura, a cui dedicherà molti Manifesti, tra cui “Il diritto della terza pelle”. Prende l’albero a metro delle sue costruzioni, l’intero spettro cromatico a noi visibile è esposto in tutte le sue opere, da quelle architettoniche alle tele, dalle carte agli arazzi, ricordando nell’immaginario il catalano Gaudì, il quale morì due anni prima che Friederich nascesse a fine anni ’20. Contro la linea retta, a favore di una pittura vegetale naturalmente ondulata che si accresce seguendo la forma della spirale, qui le Terme sono una miscela perfetta del mondo interiore di Hundertwasser, delle tante influenze autorevoli e i suoi viaggi per il mondo – lui che ha lasciato il segno perfino in Nuova Zelanda, e che morì vent’anni fa ancora in cammino in mezzo al Pacifico. “Ti dico io qual è lo scopo dell’architettura: è creare spazi per essere felici”, e anche “restituisci alla Natura ciò che togli”: mi ritornano le sue parole mentre cammino sui suoi tetti. Artista e ambientalista, è architetto dagli anni ’80. Il Rogner Bad Blumau è aperto al pubblico dal ’97 come centro termale e hotel con 47 camere (accettano anche animali), ha un sistema geotermico all’avanguardia, un generatore elettrico verde, e un progetto di architettura acquaponica. E ha quei tetti erbosi calpestabili che mettono di buonumore.

“Mi piacerebbe, e lo faccio anche molto istintivamente, vivere come esempio, vivere come un esempio per la gente, dipingere per loro un paradiso che ognuno può avere, basta afferrarlo. Il paradiso è qui, ma noi lo distruggiamo […]. Forse vorrei essere qualificato come il mago della vegetazione o qualcosa di simile”.

da Hundertwasser, Di cosa ha bisogno un uomo per essere felice, scritto a Venezia nel 1975

Nuovi maghi, fatevi sotto.


Dalla Domus Aurea a Thufa di Ólöf Nordal fino alla Necropoli etrusca della Banditaccia: sono i tetti verdi che riscopriamo volgendo lo sguardo all’antichità, e che abbiamo visto nella prima parte di Tetti Verdi:

Nascoste nel paesaggio lunare dell’entroterra sardo, queste tombe arrivano fino al mare, talmente ben nascoste che tante ancora sono da scoprire.

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Storica dell'arte e autrice di base a Roma, ama viaggiare in solitaria per nuove ispirazioni. Scrive articoli, racconti e poesie. Ha pubblicato rubriche per Exibart on Paper, Inside Art, Arte e Cronaca, Marco Polo. Specializzata in arte contemporanea con master in business, è tour designer e guida turistica a Roma per visite private, e collabora a programmi di Università italiane e statunitensi.
È autrice e voce di Il Mio Bestiario, podcast settimanale con "brevi storie di animali strani molto umani".