C0C, resistere alla distopia del presente

Abbiamo già chiacchierato con Pietro Fuccio del presente e del futuro dei concerti, e abbiamo visto come Romaeuropa ha saputo resistere portando avanti la trentacinquesima edizione malgrado la distopia dell’anno pandemico – Concludiamo questo fascicolo di Mezzo Pieno dedicato alla situazione degli spettacoli dal vivo parlando con Xplosiva / C2C Festival di come è nato C0C.

c0c resistere alla distopia del presente
XIII, C0C, Milano – Photo Edoardo Comba

Il progetto è stato chiamato C0C perché consideriamo il 2020 come un anno zero. Rappresenta un atto di resistenza con cui vogliamo lanciare un messaggio per certi versi utopico, sganciandoci dalla distopia del presente.

Nella primavera del 2020, mentre il mondo si fermava, si moltiplicavano le domande sugli eventi dell’imminente bella stagione. Il Coachella ci sarà? E il Primavera Sound? E le Olimpiadi?!
Per gli organizzatori di tutto il mondo, si trattava di capire anzitutto se annullare, rimandare, confermare i loro festival. E come adattarli a un cambiamento tanto drastico.

“Abbiamo iniziato a pensare a formule per forza di cose diverse ad aprile 2020, cercando di capire cosa potessimo fare”, ci spiegano i membri di Xplosiva, l’associazione che da vent’anni organizza il Club To Club di Torino.
“Ci eravamo ripromessi di supportare la scena artistica locale, ed è quello che alla fine stiamo continuando a fare. In qualche modo abbiamo provato a dare vita a dei progetti – in un momento molto fragile – e anche per questo abbiamo scelto di lavorare con alcuni artisti che sono cresciuti con noi, dandogli uno spazio importante.
“Il progetto è stato chiamato C0C perché consideriamo il 2020 come un anno zero. Rappresenta un atto di resistenza con cui vogliamo lanciare un messaggio per certi versi utopico, sganciandoci dalla distopia del presente“.

Club To Club è divenuto negli anni un punto di riferimento nel panorama europeo, al punto che l’edizione 2019 ha visto oltre 30.000 partecipanti. E partecipare è anzitutto condividere un’esperienza con una folla di sconosciuti legati da un atto performativo. Com’è stato possibile ripensare tutto questo, quando una pandemia mondiale ci teneva tutti a distanza?

“C0C è prima di tutto una riflessione su creatività e arte condivisa come vero patrimonio di una città. Siamo partiti dagli artisti e dai luoghi e ovviamente confrontandoci con spazi vuoti abbiamo dovuto cambiare le regole di ingaggio con il pubblico. Non in presenza, ma in assenza, da organizzatori di eventi siamo diventati broadcaster dovendone rispettare le regole ma cercando di superarne i limiti.
“L’esperienza di C0C è sicuramente virtuosa in quanto ci ha permesso di vivere e progettare in maniera assolutamente inedita spazi iconici delle città in cui operiamo. Ci ha inoltre consentito di esplorare e sperimentare diverse modalità di interazione con gli artisti e con il pubblico.
“Se non fosse stato per la pandemia, non avremmo mai pensato alle forme ibride che stiamo sperimentando, ma è stato stimolante (e decisamente impegnativo) immaginare e il concetto festival as a performance“.

In un momento in cui i luoghi si sono svuotati, C0C li ha collocati al centro del proprio agire. Il contenitore è diventato un contenuto.

“Nel creare una progettazione in supporto alle scene locali, C0C ha consentito l’apertura di spazi performativi e luoghi legati all’arte sul territorio: location mai riprese prima, come – a Torino – le OGR e il Teatro Carignano vuoti o la Fondazione Accorsi-Ometto; a Milano i cantieri della M4, Palazzo Reale e diversi spazi inediti di alcuni dei musei più importanti della città.
“L’auspicio è che gli spazi possano tornare presto ad essere vissuti dal pubblico e soprattutto dalle community artistiche indipendenti di ogni città. Lo spirito, pandemia o no, rimane quindi lo stesso, anche per quanto riguarda il contenuto artistico”.

C0C, resistere alla distopia del presente
Lorenzo Senni, C0C, Milano – Photo Edoardo Comba

“Sicuramente c’è stato entusiasmo, curiosità e fiducia da parte di tutti. Il finanziamento è un tassello fondamentale, perché da una parte rende sostenibili i progetti che facciamo, visto che per noi la biglietteria non è centrale, e dall’altra permette a un settore di continuare a esistere e al pubblico di continuare a usufruirne. Per questo non possiamo che ringraziare le istituzioni, i partner e tutte le realtà che hanno ospitato le performance inedite di C0C in zona rossa (per due volte, a distanza di mesi ndr) che hanno risposto in maniera entusiasta alla proposta di questo progetto”.

È stato un anno di soluzioni emergenziali e di sperimentazioni, che talvolta hanno dato indicazioni preziose altre volte meno. Ma anche un anno di riflessioni su un settore che ne uscirà molto probabilmente trasformato.

“Ormai chiaro che il settore vedrà diverse mutazioni, a partire dalla percezione e dall’aumento del valore intrinseco del prodotto. Dal punto di vista organizzativo, si andranno ad adottare nuove misure e il tema della sicurezza torna (ma in realtà continua) ad essere centrale”.
“Sarà necessario l’intervento e la sinergia di tutti gli attori coinvolti, se vogliamo che il settore riparta e torni a regime nel più breve tempo possibile.
“Xplosiva sente fortemente la responsabilità di dover trovare dei modi – e l’esperienza di C0C ne è un esempio – per continuare a fare cultura senza fermarsi“.


C0C, resistere alla distopia del presente fa parte del capitolo di Mezzo Pieno dedicato ai festival e agli spettacoli dal vivo in epoca di pandemia. Leggi anche i contributi del primo capitolo dedicato agli spazi rigenerati.

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