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Everyday Democracy con Tatyana Fazlalizadeh

7 Febbraio | 18:30 21:00

Stop Telling Women to Smile è la campagna di street art che, con la sua denuncia alle molestie di strada subite dalle donne, ha dato notorietà nel 2012 a Tatyana Fazlalizadeh, artista e attivista americana. Sarà lei la protagonista del prossimo appuntamento con Everyday Democracy, in dialogo con la curatrice Johanne Affricot.
Un incontro che vuole fornire un contributo alla conversazione sul sessismo endemico, con un particolare focus sulla condizione delle donne nei diversi paesi.

“My outfit is not an invitation”

– uno dei poster della campagna STWTS

I temi sono quelli della rappresentazione e oggettivazione delle donne con un focus sulle istanze femministe nelle comunità afro-discendenti. La lente sarà quella delle arti visive nello spazio pubblico.


Per Everyday Democracy, una conversazione tra Tatyana Fazlalizadeh e Johanne Affricot.

QUANDO

Mercoledì 7 febbraio
dalle 18:30

COSTI

La partecipazione è gratuita.
È consigliata la prenotazione, i posti sono limitati

CANCELLAZIONE

Se non riuscissi a partecipare disdici la tua prenotazione per consentire alle altre persone interessate di iscriversi.

  • 18.30 – Apertura porte
  • 19.00 – Inizio incontro
  • 20.00 – Termine incontro
  • 21.00 – Chiusura bar

Tatyana Fazlalizadeh

Tatyana Fazlalizadeh è nata a Oklahoma City da madre nera e padre iraniano. Di base a Brooklyn, è un’artista che lavora principalmente con la pittura, l’arte pubblica e le installazioni multimediali.
Le sue opere site-specific raccontano il modo in cui le persone, in particolare le donne, le persone queer e di colore, fanno i conti con la razza e il genere negli ambienti di tutti i giorni: dalla strada al negozio, fino alla chiesa o al posto di lavoro.
È la creatrice di Stop Telling Women to Smile, una campagna internazionale di street art che affronta nello spazio pubblico le molestie di genere subite in strada.

L’impatto del lavoro di Fazlalizadeh si è diffuso nella cultura popolare anche grazie alla collaborazione con il regista Spike Lee per il quale ha realizzato tutte le opere d’arte presenti nella sua serie Netflix She’s Gotta Have It.

Nel 2020, Seal Press ha pubblicato il libro d’esordio di Tatyana, Stop Telling Women to Smile: Stories of Street Harassment and How We’re Taking Back Our Power.

Johanne Affricot

Johanne Affricot è curatrice indipendente e produttrice culturale. È particolarmente impegnata nella creazione di spazi creativi quali dispositivi di ri-generazione in cui coltivare e diffondere collettivamente strategie e pratiche di immaginazione radicale che abbiano un forte impatto culturale e sociale. Attualmente ricopre il ruolo di Curator-at-Large presso l’American Academy in Rome (2023–2024), ed è la direttrice artistica di SPAZIO GRIOT e GriotMag

I suoi progetti più recenti includono la mostra personale Il Mio Filippino: For Those Who Care To See (Mattatoio, Roma, 2023), la collettiva e il programma pubblico Sediments. After Memory (Mattatoio, Roma, 2022); il programma di conversazioni Chef Binta: Riformulare Le Tradizioni (Museo delle Civiltà, Roma, 2022). Ricercatrice indipendente, Affricot ha conseguito una laurea magistrale in innovazione e sviluppo presso l’Università La Sapienza di Roma. Nel 2022 è co-editrice della raccolta di poesie in edizione limitata Rabbia & Desiderio (Spazio Griot, British Council) e della pubblicazione Esercizi per l’Immaginazione di Uno Spazio (Spazio Griot, Palazzo delle Esposizioni).


Everyday Democracy

Everyday Democracy esplora il ruolo delle arti nelle esperienze di democrazia che avvengono al di fuori dei contesti istituzionali.

Una serie di conversazioni con artiste e artisti statunitensi la cui ricerca espressiva si concentra su temi intersezionali, per investigare le forme democratiche che trovano forma in iniziative dal basso e nei luoghi che frequentiamo ogni giorno, aiutandoci con il confronto fra Stati Uniti e Italia.

Un progetto dell’Ambasciata USA di Roma a cura di Pingo / Industrie Fluviali.


Eventi passati

11 dicembre 2023
Una conversazione tra Nana Kwame Adjei-Brenyah, Igiaba Scego e Anna Maria Gehnyei.