Alexander Zippelius e il Tecomanthe

Serra Empirica è un progetto a cura di Zaelia Bishop. È la terrazza botanica delle Industrie Fluviali, un giardino in divenire che attualmente ospita, fra le altre, dieci diverse piante rampicanti rare e insolite che andranno a costituire una verde volta fra i tetti. Ma è anche un ciclo di storie di intima umanità e universale esistenza. Un racconto di persone e di piante, e del rapporto che lega esperienza sensibile, curiosità e saperi.
Ecco allora, dalla Serra Empirica, Alexander Zippelius e il Tecomanthe.


Serra Empirica: il Tecomanthe
Il Tecomanthe

Alexander Zippelius è un botanico un poco distante dall’immagine dell’avventuriero spinto dall’ambizione della scoperta. Piuttosto, a spiarlo nelle lunghe ore di contemplazione dei giardini, lo si direbbe un pittore assorto nelle minime sfumature di ciascuna pianta. Inoltre è decisamente taciturno, seppure per nulla burbero. 
Il suo primo incarico di rilievo è di assistente curatore del Giardino Botanico di Buitenzorg, a Bogor sull’Isola di Giava. Mica male, considerata la vastità di piante che già nel 1823, a sei anni dalla fondazione, dimorano nel Giardino: più di cinquemila specie, con attenzione particolare per palme e orchidee, coltivate in circa cinquanta ettari tra serre e campi.

Venticinquenne, Zippelius sbarca nelle Indie Orientali Olandesi, odierna Indonesia, su invito della Compagnia delle Indie Orientali, che ancora al tempo aveva una forte egemonia commerciale sulle colonie olandesi. 
Questi primi anni mettono in luce la grande preparazione teorica del nostro botanico, che è certamente mite ma dotato anche di instancabile solerzia. Partecipa a brevi spedizioni nelle vicinanze di Giava e in Nuova Guinea, approda nell’isola di Celebes (oggi Sulawesi), e per conto di Carl Ludwig Blume redige il secondo catalogo aggiornato del Giardino di Buitenzorg. Compila, inoltre, accurate schede ed erbari delle specie che ha scovato o raccolto durante questi primi brevi viaggi, che sono già più di trecento.

L’impatto con questo mondo, per Zippelius, è piuttosto tormentato. E difficilmente sarebbe potuto essere diversamente, data la costante tensione anticolonialista che spesso sfocia in violente rivolte altrettanto violentemente represse dagli olandesi. Inoltre, il rischio di malattie micidiali è alto, e il clima imprevedibile rende ogni impresa un’incognita in cui è facile lasciare le penne.
A ulteriore monito, semmai la vita quotidiana non bastasse, in una porzione del Giardino spiccano le lapidi dei botanici che a vario titolo hanno perso la vita nelle spedizioni lungo le coste o nell’entroterra. Una, tra le oltre cinquanta, è per Zippelius particolarmente eloquente: quella che ricorda Van Hasselt e Kuhl, zoologi stroncati dalle infezioni al ritorno dalla prima ufficiale ricognizione per conto della Commissione di Scienze Naturali per le Indie Orientali, pochi mesi prima del suo arrivo sull’isola. In più, dei cinque di quell’equipaggio solo uno fece ritorno, malconcio ma vivo.

Dipinto della resa dei rivoltosi all'esercito olandese, sull'isola di Giava - Il Tecomanthe
Il Principe Diponegoro si arrende all’esercito olandese: è la fine delle rivolte iniziate sull’isola di Giava nel 1825

Si può dunque facilmente immaginare con che spirito Zippelius riceve dalla Commissione l’invito a unirsi alla seconda spedizione. Invito che gli arriva nel 1827 e che lo arruola ufficialmente come il botanico della squadra. 
L’intento scientifico di questa missione è in realtà un virtuoso pretesto per rimarcare la presenza olandese sull’Isola, con la fondazione di un avamposto che anche controlli gli intenti britannici di espansione in quell’area.
L’equipe scientifica pronta a imbarcarsi è così composta: il chirurgo e zoologo Heinrich Christian Macklot; Samuel Muller, naturalista; il cupo Gerrit Van Raalten, abile tassidermista, che fa coppia col pittore Pieter van Oort; e Alexander Zippelius, giardiniere curatore, ora ufficiale botanico. Una cinquantina di soldati europei e pochi forzati giavanesi completano l’equipaggio del Triton, l’agile corvetta che dalle coste delle Molucche, nell’aprile del 1828, salpa alla volta delle foci del fiume Dourga, la zona designata per le ricerche e per piantare la bandiera olandese. 

Ma queste foci si rivelano un incubo, l’umidità rende l’aria mefitica, irrespirabile. E dove il terreno non è paludoso, è invece nascosto da una intricata foresta in cui è impossibile muovere un passo. Per Zippelius è comunque un’occasione per ampliare i propri erbari, che compila silenzioso e poco integrato nel resto del gruppo. Tanto da trovarsi solo e disarmato durante un incontro con i nativi – piuttosto decisi a infilzarlo sulle lunghe lance, se possibile assieme al resto del gruppo. Per quello che ne sappiamo, il risoluto botanico, anzichè darsi a una vergognosa ritirata, applica una tattica all’avanguardia: si ricopre di rami e foglie, e così mimetizzato aspetta che nativi smettano la caccia.

Il Tecomanthe
Il Tecomanthe

Lasciate per sempre le foci del Durga, il Triton si dirige alla ricerca di coste più ospitali, e dopo tre mesi di navigazione finalmente viene gettata l’ancora in una piccola e rassicurante baia subito battezzata Triton Bay.
La bandiera è issata, a nome del Re viene fondato Fort du Bus, l’avamposto che sancisce l’appartenenza della costa sud occidentale della Nuova Guinea agli olandesi. Una vittoria militare effimera, comunque: in pochi anni il forte verrà abbandonato e dimenticato.


Il Tecomanthe

Le scoperte scientifiche sono invece notevoli, gli archivi del Triton strabordano di piante, minerali e animali mai visti prima. Per gli occidentali, quest’angolo di mondo è ancora del tutto sconosciuto
Negli erbari di Zippelius compare un rampicante che ha raccolto appena approdato alla baia, il Tecomanthe. Una specie unica, endemica delle Molucche, che cresce avvolta ai tronchi nel fitto assoluto delle foreste. Non un avventuriero spericolato, s’è detto di Zippelius. Eppure dotato di una determinazione tale da non farlo indietreggiare davanti alle lance, e neppure a una foresta in grado di stritolare gli esploratori.


Arrivato alla metà di agosto, l’equipaggio del Triton è dimezzato dalle infezioni. Ripara dunque alla volta di Ambon, nel cui ospedale rimane ricoverato per oltre un mese. Le condizioni dei naturalisti sembrano critiche, ma si rimettono alla svelta. Per Zippelius la questione è più delicata: ha la malaria e forti allucinazioni. Questo però non gli impedisce di salpare di nuovo, la prossima meta è Timor, un paradiso misterioso e a malapena tracciato sulle mappe. 
L’ammontare degli studi di Zippelius, nell’arco della sua esplorazione, è strabiliante. Più di cinquemila esemplari raccolti, da quasi un migliaio di specie. Nei suoi diari le annotazioni sui licheni, felci, muschi e infinitesimali organismi vegetali palustri portano alla luce esemplari che paiono di un altro pianeta. Una mole di conoscenza che rimarrà a bordo del Triton: Alexander Zippelius cede alla malaria e muore l’ultimo giorno del 1828 nella remotissima Isola di Timor.


Recentemente, la Serra Empirica sulla terrazza delle Industrie Fluviali si è arricchita di un raro esemplare di Tecomanthe Burungu, pianta endemica del Queensland estremamente rara, mentre la Clematis Armandii ci ha fatto sapere di essere felice che stia tornando la primavera.

Zaelia Bishop è un artista nato a Roma nel '77.