Mezzo Pieno / Fenomeni di resilienza

Con Mezzo Pieno, raccogliamo testimonianze e riflessioni di chi si occupa a vario titolo di editoria, istituzioni, produzione culturale, turismo, inclusione, ricerca scientifica, ambiente, disabilità, psicologia, giornalismo e design attorno alla domanda: cosa possiamo salvare dell’anno della pandemia?

Oggi risponde Claudio Ceciarelli, editor di Edizioni E/O

Fenomeni di resilienza

Fenomeni di resilienza

Abbiamo assistito a fenomeni di resilienza […] Moltissime librerie indipendenti, sulla carta destinate a risentire maggiormente delle misure anti-Covid rispetto a quelle di catena, hanno messo a frutto il lavoro fatto nel tempo per costruire una rete di lettori affezionati

Claudio Ceciarelli

Il 2020 sarà senz’altro ricordato soprattutto per la pandemia da Coronavirus, non solo per quello che è accaduto nell’anno in corso, ma per i processi innescati a livello globale i cui effetti tuttavia saranno visibili, analizzabili e valutabili solo nel tempo. Ci sarà tanto lavoro da fare, negli anni a venire, per storici, economisti, sociologi, psicologi… e per noi stessi.

I giudizi “a caldo”, formulati in medias res, risentono inevitabilmente di due fattori: 1) l’assenza di prospettiva storica, che porta a dare grande rilievo a elementi la cui importanza è inevitabilmente destinata a subire variazioni anche importanti; 2) l’inclinazione soggettiva a vedere le cose in chiave ottimistica o pessimistica, scegliendo di dare peso e valore solo a quei fattori – a discapito di altri – che tendono a confermare tale inclinazione.
Personalmente – lo dichiaro in premessa – sono portato a vedere sempre e comunque gli aspetti, almeno potenzialmente, positivi dei mutamenti sociali in atto. Tendo a individuare cioè le cose “nuove” da salvare e magari rafforzare, piuttosto che la persistenza di elementi negativi o la creazione di meccanismi in tutto o in parte inediti di controllo sociale, sopraffazione politico-economica, ecc. Insomma, mi piace lavorare per, piuttosto che contro qualcosa.

E allora, osservando in questa chiave quanto è accaduto in questo 2020 nel mio campo d’elezione (l’editoria), mi viene da dire, banalmente forse, che non tutto il male è venuto per nuocere. Durante il primo lockdown, con i provvedimenti restrittivi che hanno riguardato molte tipologie di attività ed esercizi commerciali, librerie comprese, di centrale importanza per la vita del Paese e dei cittadini tutti, abbiamo assistito a fenomeni di resilienza e – visto che siamo in tema – di “reazione immunitaria” che fanno ben sperare per il futuro, a patto ovviamente di non disperdere quanto di buono è stato fatto in condizioni di assoluta emergenza. Moltissime librerie indipendenti, sulla carta destinate a risentire maggiormente delle misure anti-Covid rispetto a quelle di catena, hanno al contrario messo a frutto il lavoro fatto nel tempo per costruire una rete di clienti/lettori affezionati, riuscendo (con l’aiuto di iniziative come Libri da Asporto, finanziata da un pool di editori all’interno del quale noi di E/O siamo stati senz’altro tra i più attivi) a non fermare l’attività e anzi, talvolta addirittura a incrementare il fatturato.

La filiera “editore indipendente – promozione/distribuzione indipendente – libreria indipendente” può funzionare molto meglio del modello basato su logiche di monopolio, centralizzazione esasperata, conflitti d’interesse

Tra molti editori, poi, c’è stata in molti casi una quantomai opportuna “pausa di riflessione” rispetto alla sensatezza del meccanismo produttivo che porta soprattutto i soggetti più forti (i grandi gruppi editoriali) a inondare settimanalmente il mercato con una pletora di novità al fine di “okkupare” quanti più spazi possibile nelle librerie (soprattutto di catena) a danno dell’agguerrita concorrenza.
Insomma, si è percepita chiaramente – certo, per chi aveva occhi per vedere – che la filiera “editore indipendente – promozione/distribuzione indipendente – libreria indipendente” può funzionare molto meglio del modello alternativo basato su logiche di monopolio, centralizzazione esasperata, conflitti d’interesse ai danni del consumatore.

Ora naturalmente viene la parte più difficile: fare tesoro di quanto abbiamo vissuto in questo 2020 e fare di tutto per rafforzare le tendenze positive che si sono manifestate sul fronte della biblio-diversità.
E comunque, rispetto all’opzione bicchiere mezzo pieno – bicchiere mezzo vuoto, mi schiero convintamente a favore del primo!

Dopo aver seguito un corso in Teoria e tecnica del romanzo sotto la direzione di Italo Calvino, il suo percorso nell'editoria lo ha portato a collaborare con Edizioni Theoria, Adnkronos Libri ed Einaudi Stile Libero, come lettore ed editor, per approdare infine alle Edizioni E/O dove ricopre il ruolo di editor della narrativa italiana dal 2007.