52 playlists - 10 canzoni del 2021

52 playlists: 10 canzoni del 2021

52 settimane, 52 playlists, 52 anni di musica.
Siamo giunti al termine di questo mezzo secolo vissuto attraverso la musica.
Da gennaio a dicembre, ogni mercoledì abbiamo presentato un anno di musica in 10 brani, dal 1970 al 2021. E con l’aiuto della community delle Industrie Fluviali, i 10 brani sono diventati ogni volta molti di più, fino a formare la playlist di 62 ore che risuona negli spazi delle Industrie Fluviali.
Con l’ultima delle 52 Playlists, diamo uno sguardo a un po’ di musica che ha lasciato il segno nel 2021, spesso lontano dalle classifiche.


52 playlists: 2021

52 playlists: 10 canzoni del 2021

A proposito delle canzoni di questa playlist

Melanie Charles: Perdido

Il nome di Melanie Charles sarà probabilmente tra quelli più ricorrenti nei prossimi anni parlando di jazz singer. Si era già fatta notare su Humanz dei Gorillaz, ma negli anni ha accumulato tante altre collaborazioni con Nicola Conte, Jose James, Gregory Porter e nomi forti della scena hip-hop come Jean Grae. In Y’all Don’t (Really) Care About Black Women, suo album d’esordio uscito nel 2021, mette in mostra versatilità, originalità e una voce sensazionale, uscendo fuori dalla nicchia nella quale era rimasta fino ad ora.

Parking Lot: The Weather Station

L’anima è sempre folk, ma a sentire i ritmi che dominano Parking Lot si fatica a riconoscere Tamara Lindeman, fino ad ora legata all’intimità tipica di una folksinger voce e chitarra. L’album di cui fa parte, Ignorance, è segnalato fra i migliori dell’anno un po’ ovunque. E non a torto.

Bonobo: Shadows

L’album (Fragments) uscirà il 14 gennaio, ma i singoli pubblicati finora da Bonobo fanno salire l’hype alle stelle. Questa Shadows in particolare.

Madlib: Road of the Lonely Ones

Il brano (come tutto l’album, Sound Ancestors) è frutto di un metodo di lavoro inedito per Madlib: proviene dalla sua sterminata riserva di inediti, che è passata per le mani di Four Tet il quale ne ha ricavato 16 tracce ricche di sorprese, variazioni, salti dal jazz a suoni tribali. Four tet, del resto, aveva già collaborato a Madvillainy, l’album di Madlib e MF Doom già celebrato sulle nostre 52 Playlists.

Tune-Yards: hypnotized

Merrill Garbus è già in altre due playlist di 52 Playlists (quella del 2009 e quella del 2011). Accompagnata da suo marito, il bassista Nate Brenner, quest’anno ha pubblicato un album forse meno eclettico che in passato ma ugualmente potente, a livello di ritmi, sound e voce.

Emma Jean Thackray: Say Something

Emma Jean Thackray è l’ennesima artista che sta rendendo la scena jazz londinese di questi anni un fenomeno che verrà ricordato. A dirla tutta, lei arriva dallo Yorkshire, dove da ragazza suonava la tromba nella banda del paese. Ora è una polistrumentista, compositrice e produttrice che con Yellow ha sorpreso tutti, ma fino a un certo punto, dato che in questi anni fra singoli EP e collaborazioni si era già fatta notare col suo jazz molto black e un po’ psichedelico, figlio naturale di quest’epoca poco amata dai puristi.

Sons of Kemet: Think of Home

Con questa, siamo a quattro playlist di fila in cui compare Shabaka Hutchings, tra una formazione e l’altra. Sons of Kemet è probabilmente il suo progetto più importante e ambizioso, capace di riportare l’Africa al centro del discorso quando si parla del jazz e delle sue origini. Ma se nel 2018, in Your Queen Is a Reptile, il tema era la centralità della donna nelle culture africane dalle quali la musica nera deriva, con Black to the Future – come intuibile dal titolo – a riunito i figli della diaspora africana cresciuti sulle due coste dell’atlantico per raccontare il tema dell’oppressione in tempi di Black Lives Matter. Il risultato è l’ennesimo disco imperdibile di un artista divenuto imprescindibile.

Iosonouncane: Sangre

Monumentale è l’aggettivo più usato per descrivere Ira, l’album con cui quest’anno Iosonouncane ha conquistato la critica musicale italiana. Gli altri – di aggettivi – sono sullo stesso solco: epico, incontenibile, complesso, immenso, ambizioso, sconfinato, strutturato. Potrebbe sembrare un disco difficile, e in effetti lo è. Un album senza compromessi di un artista intelligente, che forse ha colto meglio di altri il momento storico che stiamo vivendo e lo ha riempito di una storia vasta, raccontata con una mescolanza di linguaggi (intesi non solo come forme di espressione sonora, ma anche come idiomi veri e propri), da cui forse ha poco senso estrapolare un solo brano.

Bo!led: Interi Ora

Restiamo in Italia, con un quartetto milanese che può competere con le espressioni più recenti di quella scena jazz internazionale dalle forti connotazioni urban. Nata dall’incontro fra parte di Studio Murena e il produttore DayKoda, Bo!led è una formazione che sfoggia cambi di ritmo, convivenza paritetica di elettronico e acustico, psichedelia, sulle orme di quanto fatto da BADBADNOTGOOD e The Comet Is Coming. Mica male.

Black Midi: Chondromalacia Patella

L’ho già scritto a proposito dei Battles: il math rock non è per tutti. Può spaventare e provare chi ascolta, risultare ostico e incomprensibile. Ma può anche essere tremendamente divertente e, per avvicinarsi al genere, non c’è forse nessuno di più divertente dei Black Midi.
Cavalcade, poi, è certamente più accessibile del precedente, ma ugualmente folle e imprevedibile. Fossi in voi, una chance gliela concederei: potrebbe rivelarsi l’album perfetto con cui rimanere svegli a salutare l’anno nuovo.

Siamo ai saluti

Che dire, questa cavalcata settimanale è stata entusiasmante. Ci sarebbe da ringraziare tutti quelli che hanno risposto a 52 Playlist, proponendo ogni settimana una caterva di brani, aiutandoci a ricostruire lo spirito di epoche diverse lungo 50 anni di storia. Probabilmente lo faremo meglio sui social, intanto me la cavo con un a presto!


< 2020
Dai un’occhiata alle playlist già pubblicate.

Eva Pinter è una compilatrice di graduatorie, una sequenziatrice di eventi.

Non è una critica musicale, né una musicista professionista, né una book agent, né una venditrice di pianoforti. Eva Pinter non è il nome di un negozio di dischi.

Ama il suono del gesso sulla lavagna, la minestra troppo salata e avere le scarpe bagnate.

Scrive e assembla 52 Playlists in esclusiva per Biosfera, il blog delle Industrie Fluviali. Probabilmente a tempo pieno.