52 playlists - 10 canzoni del 2018
Nel 2018, ad Asmara si conclude l'accordo che rende effettiva la pace stabilita tra Etiopia ed Eritrea nel 2000.

52 playlists: 10 canzoni del 2018

52 settimane, 52 playlists, 52 anni di musica.
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Questa settimana, per le nostre 52 playlists, 10 canzoni del 2018.


52 playlists: 2018

52 playlists: 10 canzoni del 2018

A proposito delle canzoni di questa playlist

Nel 2018 anche in Italia ci accorgiamo dell’esistenza dei Nu Genea. All’epoca si chiamavano Nu Guinea (che un tempo era l’epiteto riservato negli USA agli immigrati che arrivavano dal sud Italia), poi il duo partenopeo è stato sensibilizzato in tema di appropriazione culturale e ha cambiato nome. Dopo aver fatto scoprire l’immenso patrimonio di certa musica napoletana degli anni ’70 ai dancefloor di Berlino, nel 2018 se ne sono usciti con un album di inediti, Nuova Napoli, che è stato apprezzato praticamente da chiunque. Il testo di Je Vulesse è proprio quello di Je Vulesse Truvà Pace di Eduardo, su un irresistibile groove anni ’70. Più Nuova Napoli di così.

Questo è anche l’anno in cui Georgia Anne Muldrow approda alla Brainfeeder, confermando che per farsi un’idea di quali altre strade potrebbe percorrere l’R&B oggi per non confondersi nel piattume, bisogna passare necessariamente da lei.

Se, in occasione della playlist del 2017, avevamo dato il premio per il miglior naming ai Chico Batman, stavolta se lo aggiudica Joan Wasser. La violinista, chitarrista e cantante, col moniker di Joan as Police Woman ha pubblicato già dieci album, anche se in Italia la ricordiamo soprattutto per aver cantato e suonato pianoforte, violino, vibrafono in un brano della riedizione di Hai Paura del Buio degli After Hours, nel 2014.

La volta scorsa accennavo all’incredibile scena jazz che si è sviluppata a Londra e dintorni in questi ultimi anni, mentre parlando del 2016 mi ero soffermata su L.A. In entrambi i casi, si è assistito a un percorso inverso rispetto a quanto accaduto nei ’90, quando gli artisti hip-hop (in particolare quelli che gravitavano nella Native Tongue Posse) hanno caratterizzato le loro produzioni con un uso massiccio di campionamenti dal jazz, arrivando a portare grandi jazzisti a suonare nei dischi rap (l’esempio più famoso è Jazzmatazz di Guru). Ora c’è un’intera generazione di musicisti che con l’hip-hop è cresciuta, e per la quale è naturale che questa formazione confluisca nel proprio modo di fare jazz.
Non solo Londra e L.A. Tra le formazioni che hanno riscosso maggiore successo in questi anni ci sono sicuramente i BADBADNOTGOOD, che testimoniano una scena canadese altrettanto interessante in tal senso. In questo calderone, metterei anche vbnd: il suo misto di jazz e neo-soul proviene da Saskatoon, nella provincia di Saskatchewan, Canada, dove si è aggregato un collettivo di cui fanno parte anche Katie Tupper, Connor Newton e Justice Der.

Dal Canada alla Nuova Zelanda. Anche Avantdale Bowling Club è decisamente il prodotto di chi vede il legame fra jazz e hip-hop come qualcosa di più di una lontana parentela. Il rap di Tom Scott non sarà all’altezza di quello di Kendrick Lamar, ma è calato davvero alla perfezione nel contesto spiccatamente jazzistico dell’album.

C’è molto jazz fuori dai canoni del solito jazz, che ha caratterizzato il 2018. Aggiungiamo a questa lista anche quello del polistrumentista e producer Pat Van Dyke, che si è fatto notare da parecchi dj con una certa autorevolezza. Primi fra tutti Dj Spinna, Bobbito Garcia e Gilles Peterson. E poi, questo è l’anno di Your Queen Is a Reptile, l’album che ha fatto capire a chiunque l’importanza dei Sons of Kemet nel panorama musicale mondiale (in questo caso, siamo di nuovo a Londra).

Passiamo oltre. Nel 2018, Jon Spencer tira fuori questo disco molto divertente, che si intitola Spencer Sings the Hits! ma che di hit non ne contiene nemmeno una. Anzi, è tutto acido, ruvido, destrutturato.

Ed è così che arriviamo alla nona traccia della playlist. Ora, ascoltare il padre dell’afrobeat Tony Allen che a 77 anni pubblica un disco in tandem con la leggenda della techno made in Detroit Jeff Mills, è una cosa che già di per sé ci fa rimpiangere Tony Allen, venuto a mancare nel 2020. In più il disco (e The Seed, in particolare) è un’autentica bomba.

Chiudiamo con Nicolas Jaar che, con lo pseudonimo di Aganist All Logic, ci presenta cinque anni di produzioni house realizzate in solitaria e senza parlarne troppo in giro, infarcite di campionamenti raffinatissimi e mai banali. Irresistibile.

Nel frattempo, nel 2018…

Nel 2018, il Movimento 5 Stelle vince le elezioni politiche, diventa primo partito e forma con la lega quello che viene considerato il primo governo populista d’Europa. È l’anno dell’omicidio, in Turchia, del giornalista Jamal Khashoggi. La pace tra Etiopia ed Eritrea porterà il presidente etiope Abiy Ahmed a ricevere il Nobel per la Pace l’anno successivo. Alla luce di quanto accade oggi in Etiopia tra governo e ribelli del Tigrai, sembra trascorso un secolo.


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Dai un’occhiata alle playlist già pubblicate.

Eva Pinter è una compilatrice di graduatorie, una sequenziatrice di eventi.

Non è una critica musicale, né una musicista professionista, né una book agent, né una venditrice di pianoforti. Eva Pinter non è il nome di un negozio di dischi.

Ama il suono del gesso sulla lavagna, la minestra troppo salata e avere le scarpe bagnate.

Scrive e assembla 52 Playlists in esclusiva per Biosfera, il blog delle Industrie Fluviali. Probabilmente a tempo pieno.