52 playlists - 10 canzoni del 2017
Nel 2017 ha inizio la disgraziata amministrazione Trump - Photo by Jon Tyson on Unsplash

52 playlists: 10 canzoni del 2017

52 settimane, 52 playlists, 52 anni di musica.
Da gennaio a dicembre, ogni mercoledì presenteremo un anno di musica in 10 brani. Dal 1970 al 2021.
Solo 10 brani: immagina quante canzoni memorabili rimangono escluse. E allora segui Industrie Fluviali su Instagram per contribuire ogni settimana coi tuoi suggerimenti e far crescere le nostre playlist: sarà la colonna sonora delle Industrie Fluviali per tutto il 2021! Fai felici i nostri Rivers con una dieta musicale varia e bilanciata.
Questa settimana, per le nostre 52 playlists, 10 canzoni del 2017.


52 playlists: 2017

52 playlists: 10 canzoni del 2017

A proposito delle canzoni di questa playlist

Ci avviciniamo alla fine delle 52 Playlists: a dicembre ascolteremo 10 canzoni per ogni anno dal 2017 al 2021.
È la musica degli anni che stiamo vivendo, e ancora non abbiamo sviluppato abbastanza morbosa curiosità per dissezionare ogni brano alla ricerca di aneddoti e storie da ricordare. E inoltre, non è passato abbastanza tempo per giudicarli con il distacco della storia.
Per queste ultime playlists, allora, farò qualcosa di diverso dal solito: contestualizzerò.

Apriamo le danze di questa playlist con la scena jazz londinese, che dalla seconda metà degli anni ’10 – al pari se non più di artisti californiani come Kamasi Washington, Terrace Martin e Thundercat – sta portando il jazz presso un pubblico giovane e musicalmente onnivoro. Dal 2017 abbiamo estratto le ottime prove di Alfa Mist e Nubya Garcia (ma i nomi da citare sarebbero tanti: Ezra Collective, Moses Boyd, Sons of Kemet, The Comet Is Coming, SAULT, Theon Cross…).
E prima di ascoltare cosa è stato capace ancora una volta di mettere su traccia Arto Lindsay (uno di quelli che ha dato vita alla no wave e al punk jazz, e che ha suonato con Brian Eno, Bill Frisell, Laurie Anderson, David Byrne e John Zorn, per intenderci), terminiamo l’incipit jazzistico con un artista che arriva da New Orleans: Christian Scott aTunde Adjuah è un artista la cui produzione ipertrofica non sempre è all’altezza del suo talento, ma l’intensità che mette nel suonare la tromba non lascia mai indifferenti.

Aromanticism di Moses Sumney, uscito per Jagjaguwar, è stato fra i 10 album del 2017 secondo il New York Times. Non male come esordio.

I Chicano Batman prima o poi dovevano capitare sulle 52 Playlists. Anzitutto, perché fra gli artisti che citano fra quelli che li hanno influenzati di più, ci sono tutti nomi che sono capitati nelle playlists precedenti: Caetano Veloso, The Beatles, Curtis Mayfield. E poi perché hanno uno dei nomi più cool d’America.

A proposito di nomi cool, parliamo dei King Gizzard and the Lizard Wizard. Abbiamo parlato di Christian Scott come di un artista assai produttivo: beh, nel 2017 la band australiana ha fatto di più, pubblicando ben 5 album.

Abbiamo aperto con la scena jazz inglese, chiudiamo con l’elettronica italiana, che nel 2017 ha tirato fuori delle perle da ricordare, confermando che con il genere nel nostro paese c’è gente che ci sa davvero fare: Populos, Clap! Clap! e Ninos du Brasil, filo conduttore percussioni, influenze afro e sudamericane. Bravi!

Nel frattempo, nel 2017…

È nel 2017 che prende vita il movimento #MeToo, in particolare dopo che emergono una dopo l’altra le accuse rivolte ad Harvey Weinstein, a cui fa seguito il disvelamento di un sistema ricattatorio e sessista che condiziona tutto lo show business e non solo.
Questo è l’anno dell’inizio della presidenza Trump, della pulizia etnica ai danni dei rohingya e del referendum per l’indipendenza catalana che dà vita a un conflitto diplomatico tra il governo spagnolo e la Catalunya che sarà argomento di dibattito in tutta Europa. È anche l’anno in cui il controverso accordo tra governo italiano e autorità libiche per il controllo dei flussi migratori dalla Libia è al centro di diverse inchieste, che mettono in luce le sofferenze a cui sono sottoposti i migranti nei centri di detenzione del paese nordafricano.


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Dai un’occhiata alle playlist già pubblicate.

Eva Pinter è una compilatrice di graduatorie, una sequenziatrice di eventi.

Non è una critica musicale, né una musicista professionista, né una book agent, né una venditrice di pianoforti. Eva Pinter non è il nome di un negozio di dischi.

Ama il suono del gesso sulla lavagna, la minestra troppo salata e avere le scarpe bagnate.

Scrive e assembla 52 Playlists in esclusiva per Biosfera, il blog delle Industrie Fluviali. Probabilmente a tempo pieno.