Mezzo Pieno / L’altro contagio

Con Mezzo Pieno, raccogliamo testimonianze e riflessioni di chi si occupa a vario titolo di editoria, istituzioni, produzione culturale, turismo, inclusione, ricerca scientifica, ambiente, disabilità, psicologia, giornalismo e design attorno alla domanda: cosa possiamo salvare dell’anno della pandemia?

Oggi risponde Edoardo Malagigi, artista-designer


L’altro contagio

Ecco il contagio che trovo interessante: la consapevolezza che ci sia una profonda relazione fra il virus e i danni che stiamo creando al mondo fisico, alla terra, all’ambiente

Edoardo Malagigi

Niente di più interessante che la pandemia del 2020, un bel fenomeno che poteva sembrare la guerra, una delle tante guerre ma certamente una di quelle mondiali, una di quelle che riguardano tutti i sapiens anche quelli che non sanno di esserlo.
Un grande episodio che ha riempito di senso ogni cosa, niente è rimasto fuori, nessuno ha potuto evitare di essere contagiato. Almeno nel senso che a me interessa, l’altro contagio. E intendo che quello che passa dall’alito è stato quello meno interessante.

Sì, perché per contrastare quello – è banale dirlo ma è come il bisogno di portare il casco adeguato per i ciclisti o quello integrale per quelli che vanno col motorino – per quello è sufficiente portare la mascherina, una semplice e banale mascherina.
Nemmeno credo che ci sia bisogno di citare Ilaria Capua che ogni volta che viene intervistata ci tiene a raccontarci che nessuno di sua conoscenza è mai stato contagiato se porta la mascherina.
La Scienza, nel caso di una pandemia, non può essere che un’interfaccia sicura. Tanto sicura che anche per il Papa è stata un riferimento e questo, essendo l’Italia un paese latino e mediterraneo, è già di per sè una cosa straordinaria: spesso, nel caso di calamità e disastri, padre Pio e Santi vari diventano i campioni a cui rivolgersi. 
Per tutti gli scienziati, indipendentemente dai campi di specializzazione, la mascherina è diventato il mantra, la costante, da farceli apparire come gli unici che rammendano con la mascherina gli effetti causati dall’uomo sull’ambiente. E forse è anche vero. 

Nessuno ha potuto evitare di essere contagiato. Almeno nel senso che a me interessa, l’altro contagio. E intendo che quello che passa dall’alito è stato quello meno interessante

Ecco il contagio che trovo interessante, che ho sperato che fosse avvenuto subito: la consapevolezza che ci sia una profonda relazione fra il virus e i danni che stiamo creando al mondo fisico, alla terra, all’ambiente. Sì, perché il virus non è piovuto da Marte o Venere: è roba nostra, come tante altre cose, forse come la bomba atomica, non so come l’AIDS, le emissioni o il riscaldamento globale. 
Personalmente non ho mai avuto problemi a portare le cinture di sicurezza mentre guido e anche il casco mentre vado sulla moto e devo dire, complice la frequentazione di paesi orientali, anche portare la mascherina non mi dispiace affatto se può essere utile.

Qualche soffio di poesia e anche i più riottosi potrebbero imparare ad amare i contagi con la mascherina e trovare prolissi, banali e stereotipati quelli senza mascherina.
Ilaria Capua si spinge oltre: i portatori sani del virus in libertà senza mascherina sono autori (involontari o volontari) della catena della morte, non importa se sono giovani o meno giovani, sono solo individui cretini. 
Probabilmente in un modo Europeo ho sempre amato l’essenziale e visto con sospetto il superfluo. Sono certo che le nozioni di economia, energia, ambiente dovrebbero avere dei cambiamenti veloci, per sentirsi utile e investire in questo processo chi lavora in queste aree può già cominciare. 
Il 2020 può solo essere visto come l’inizio di un grande processo di cambiamento.

Edoardo Malagigi nasce nel 1948, studia alla Scuola d’arte di Pistoia 1967, a Firenze studia al Corso di Disegno Industriale, si diploma all’accademia di Belle Arti di Bologna nel 1978 e insegna a quella di Firenze dal 1977 al 2015. I suoi lavori appaiono su molte riviste tra cui Domus, Casabella, L’espresso e viaggiano in esposizioni internazionali come l’Abaco Space Contemporary Art di Berlino e la Biennale di Venezia. Tiene workshop e conferenze in tutto il mondo sul rapporto arte/design.