L’idea di Genova dopo il G8

Genova dopo il G8
Foto Davide Pambianchi / Freaklance Instagram: @davidepambianchi @freaklancecrew

Con i fatti del G8 del 2001, è tornata la consapevolezza di come la gestione dell’ordine pubblico in Italia sia condizionata dall’orientamento ideologico degli apparati statali. Una consapevolezza che l’onda lunga degli anni del riflusso aveva sopito. Ma, ancora di più di questa consapevolezza, il G8 di Genova ha lasciato ferite. Le ferite fisiche riportate dagli oltre 200.000 manifestanti – persone provenienti da 700 organizzazioni di volontari, attivisti per l’ambiente e i diritti umani, inclusi anziani e giovanissimi – accorsi da tutto il mondo. Le ferite di chi dormiva alla scuola Diaz ed è stato sorpreso da un blitz violento e ingiustificato. Le ferite di chi è stato arrestato e condotto nella caserma di Bolzaneto. La ferita aperta fra Stato e società civile. E le ferite inflitte alla città di Genova: umiliata dalla zona rossa, devastata dagli scontri, consegnata per sempre ad essere identificata con una delle vicende più drammatiche occorse in Italia dal secondo dopoguerra.
Ci sono i caruggi di Genova, i camalli di Genova, i cantautori di Genova, la fügassa di Genova. E il G8 di Genova.

Anzi, i fatti di Genova. O meglio ancora, solo Genova. “Sono passati vent’anni da Genova“. “Quello che è successo a Genova”. “Mai più un’altra Genova“.
Una città di oltre mezzo milione di abitanti, una delle quattro repubbliche marinare e uno dei principali porti del Mediterraneo ancora oggi, con una storia unica e uno dei centri storici più grandi e densamente abitati d’Europa, ridotta a sineddoche di un G8. O meglio, di una inconcludente riunione fra capi di stato passata attraverso la farsa di un governo che ha affrontato un evento del genere con arroganza divisiva e imperdonabile imperizia, e attraverso la tragedia di una repressione sanguinosa culminata nella morte di Carlo Giuliani.

Sarà per ragioni di sintesi giornalistica, ma per riferirci a quello che è successo a Genova nel luglio del 2001 ci limitiamo spesso a dire soltanto Genova. Qualcosa che ci ricorda che i luoghi sono definiti non solo dalla geografia o da una storia millenaria, dal dialetto o dalla tradizione gastronomica. Sono organismi viventi, scalfiti tutti i giorni da fatti più o meno insignificanti che li trasformano lentamente, e segnati da traumi profondi che li cambiano completamente.

E allora al dolore e all’indignazione e allo sconcerto – per ciò che è successo per le strade di Genova durante quel G8, per ciò che è successo alla Diaz e a Bolzaneto, per ciò che è successo a Carlo Giuliani – vogliamo aggiungere questo pensiero. Il pensiero che anche i luoghi sono vittime del nostro agire. Non solo i finestrini rotti o le vetrine imbrattate, ma l’idea stessa dei luoghi, del nostro rapporto con loro e di ciò che tramandano. E che trattare i luoghi come volumi, o al massimo come scacchiere dove schierare file di pedoni a difesa di zone rosse impenetrabili, spaventati da quello che le persone al di là della barricata vorrebbero dirci, non ci farà vincere nessuna partita. Ma lascerà in quei luoghi segni indelebili.


Alcune cifre del G8 di Genova


Segnaliamo:

BookRoof

Il 20 luglio, nel ventennale dalla morte di Carlo Giuliani, alle Industrie Fluviali Michele Vaccari presenterà il suo Urla Sempre Primavera, romanzo corale ambientato in un futuro distopico legato ad alcuni eventi chiave della storia italiana, incluso quel famigerato 20 luglio 2001.

Un evento del ciclo BookRoof, Terrazza Letteraria, a cura de I Trapezisti.


La ciurma delle Industrie Fluviali raccoglie dentro Biosfera le idee più stimolanti e i punti di vista più illuminanti. Arte, innovazione sociale e sviluppo del territorio sono i temi che ci interessano maggiormente, e ci impegniamo a intercettarli per alimentare un vero e proprio ecosistema della cultura.