Le aree cani di Roma

Ovvero presidi verdi quotidiani per mammiferi accompagnati: una panoramica

Le aree cani di Roma

Roma è una città ricca di aree verdi pubbliche – in cui aumentano le porzioni dedicate agli amici cani e ai loro fidi umani. Le aree cani sono quindi da considerare come Pause Verdi per un’ampia fetta di popolazione: sono circa 200.000 solo i cani registrati presso le anagrafi canine locali, per quasi 200 aree ludiche all’interno del Grande Raccordo Anulare.

Per una felice convivenza tra quadrupedi e non, e tra canari (in slang romano) e non, l’area cani è la soluzione liberatoria atta a far scorrazzare l’animale senza guinzaglio né museruola, in uno spazio protetto ma non ghettizzante. Un luogo che sia piacevole per i cani e per i loro accompagnatori – siano essi mamma, papà, genitori adottivi, parenti di secondo grado, dog-sitter, responsabili, padroni o proprietari, ovvero in qualunque modo si senta chi risponde alla domanda ‘come si chiama’.

Qui vorrei fare alcune considerazioni su parametri che ho scoperto vitali visitando le aree cani, stilando una lista di esempi virtuosi che inducano a replicarli altrove.


Come deve essere un’area cani

Un’area cani deve essere recintata.

Con una grata, o una rete, una cancellata o staccionata.
Come ad esempio a Parco Scott ***** (Ardeatino, Via Roberto Scott / Via Tito Ombroni), al Parco di Tor di Quinto ***** (Via Fornaci di Tor di Quinto / parcheggio), a Parco Talenti ***** (Montesacro Alto, Via Arrigo Cajumi / Strada del Casale della Cecchina), o al Giardino Pietro Lombardi *** (Della Vittoria / Prati, Via Sabotino), l’unico con il perimetro a muro. 
È inutile chiamare ‘aree cani’ il Circo Massimo o i giardini della Mole Adriana (Castel Sant’Angelo): seppure estremamente affascinanti per il background storico-artistico, l’impianto scenografico e il prato curato e ampio, queste aree verdi sono aperte, circondate dal traffico, coabitate da bambini e chi fa attività fisica e, potrebbe essere, anche da chi-ha-paura-dei-cani. Consideriamoli tutti.
L’area cani dovrebbe avere una bella recinzione sufficientemente alta (o profonda) pensando ai cani atletici o di taglia grande, e che arrivi fino a terra per i cani di taglia piccola e – sempre per questi ultimi – che non abbia le grate a maglia troppo larga a indurre l’esplorazione altrove – chiamasi tentativo di fuga per alcuni. 
L’area cani che ha una siepe ben potata (oltre alla recinzione classica indispensabile) vince un sacco di punti, perché infonde un senso di protezione senza far sentire in gabbia, perché porta un buon profumo (penso all’alloro), aumenta la sensazione distensiva grazie al verde, e moltiplica per i cani i luoghi dove urinare e lasciare traccia di sé

Giardino Pietro Lombardi – Photo Joele Usai

Un’area cani deve avere un cancello.

Funzionante.
Con una maniglia e, in aggiunta o in alternativa a piacimento, un chiavistello, un gancio, una corda o una catena. 
Come a Parco Garbatella / Area Verde Rosa Raimondi Garibaldi ***** (Garbatella, Via Rosa Raimondi Garibaldi / Via Maria Drago Mazzini) e a Villa Paganini ***** (Nomentano, Via Nomentana di fronte a Villa Torlonia).
Il cancello dovrebbe avere un meccanismo facile di apertura e chiusura con l’idea di usare una mano sola. E con una semplice istruzione sul movimento da fare, affissa in prossimità del chiavistello, chiave o laccetto che sia, così da semplificare la vita ai visitatori non abituali.
Il meccanismo di protezione oltre alla maniglia serve a evitare che le persone lascino il cancello accostato, piuttosto che per dissuadere i cani dall’uscire – che comunque non se ne andrebbero mai dall’area cani se non alla parola pappa.


Un’area cani deve avere un cartello di benvenuto.

Ne basta uno semplice con su scritto: Area Cani
Come quello di Parco Albani / Giardino Francesco Albani ***** (Ardeatino, Viale delle Accademie), di Parco di Tor Fiscale ***** (Tor Fiscale / Quadraro, Via dell’Acquedotto Felice) e di Piazza Ragusa *** (Tuscolano). 
Oltre a quello ufficiale del Dipartimento Tutela Ambiente di Roma Capitale. E magari un contatto email o FB. Qualcosa che mostri che ci sono delle persone. 
Altrimenti come si fa a sapere a chi è dedicata l’area? Si può andare a intuizione: diciamo che normalmente un’area cani si distingue per una porzione eletta per le corse e dunque totalmente consumata; una porzione dedicata allo scavo (ho visto buche che voi archeologi invidiereste). Di sicuro non riconoscereste mai a Roma un’area cani per deiezioni canine abbandonate: su 50 sopralluoghi, l’unica che ho pestato (perché una ne ho pestata alla fine) era all’esterno delle aree visitate.


Un’area cani deve avere una fontanella.

Un punto acqua.
Come nell’area cani all’interno del Parco della Caffarella ***** (Appio Claudio, Via Mario Menghini c/o Largo Pietro Tacchi Venturi);
e in Via Pietro Mascagni ** (Trieste, angolo Via Giuseppe Martucci).
Non deve essere un arredo scultoreo, ma avere una valvola e lo scarico funzionanti. Al cane interessa solo bere acqua fresca. Purtroppo ne ho trovate diverse malmesse o vandalizzate. Quelle con la lupa normalmente funzionano. 


Un’area cani deve avere un cestino.

Un secchione per i sacchetti degli escrementi raccolti, con coperchio. 
Possibilmente presso il cancello così da facilitarne lo smaltimento. Capisco che a una persona potrebbe scocciare di tenersi dietro il fardello per tutta la permanenza nell’area cani, ma sarebbe opportuno andare incontro a chi fa il lavoro ingrato di svuotamento – di solito un volontario che vive in zona. (Ma l’AMA? Chiusa parentesi polemica).
Invece i rifiuti normali non dovrebbero proprio rimanere nell’area cani. Sacchetti, carte, lattine: niente di tutto ciò. Nell’area cani si gioca con il cane, lo si lascia giocare, e lo si guarda (alla spagnola, nel senso di tenere, controllare), e si parla con gli altri umani. Punto.


Un’area cani deve avere almeno un po’ di prato.

Erba.
Un prato a bassa manutenzione, resistente, che sia adeguato al tipo di terra locale, e di luce. 
Come il manto erboso su tutta l’ampiezza di Parco Scott e i magnifici ciuffi d’erba di Parco Appiano ***** all’interno del Parco Regionale Urbano del Pineto (Balduina, Via Proba Petronia).
Occorre un prato che non faccia crescere i forasacchi, ovvero le spighe di alcune graminacee che si infilano come spine nelle orecchie o tra i polpastrelli di ignari canetti.
Una distesa marrone o verde fa la differenza: cambia totalmente l’impatto alla vista. Il verde mette di buon umore, fa respirare, colora di bello. Per i cani immagino che il prato porti insetti e odori e cosa da assaggiare. La terra non so – a parte lo scavo. 


Un’area cani deve avere il giusto movimento del terreno.

Movimentato.
Non si può relegare un cane su una scarpata – e con lui anche una persona.  L’ideale è un po’ di pianura e un po’ di salita/discesa. Tutto proporzionato allo spazio recintato.
L’area cani del Parco degli Eucalipti ***** (EUR, Via Laurentina 400) è ondulata al punto giusto, e ha anche un piccolo percorso agility, l’unico che ho visto in uno spazio pubblico, con una pedana basculante, un ponte e un tubo-tunnel, tutto in legno. All’interno di Villa Chigi **** (Trieste Salario, Via Valnerina / Via Casperia) c’è una bella salita nel lecceto in miniatura.


Un’area cani deve avere qualche albero.

Per fare ombra, dare ristoro e piacevolezza.
Nell’area cani di Villa Lazzaroni **** (Appio-Latino, Via Raffaele de Cesare / Via Atto Vannucci) c’è un mandorlo di 130 anni, che in primavera fa scintille. In quella di Parco Scott ci sono alberi da frutto in fiore, e a Parco Garbatella ci sono le mimose. A Villa Ada / Parco Rabin *** (Parioli, Via Panama) c’è un sentiero di ciliegi stupendo – ma è un’area cani un po’ aperta.
Le Ville Storiche hanno naturalmente una flora speciale, ma un regolamento a sé per le aree cani: normalmente le recinzioni non sono ammesse, come per l’area cani aperta di Villa Borghese *** alla Valle dei Platani (Pinciano, Viale delle Belle Arti / largo Picasso). Ha la fortuna di avere in vita i platani centenari del Cardinal Scipione Borghese, piantati 500 anni fa e da poco nell’elenco ufficiale degli Alberi Monumentali d’Italia; e da uno di loro è stato clonato Adonis Jr, il nuovo arrivato nel parco.
Nell’area cani del Parco degli Acquedotti ***** (Appio Claudio, Via Lemonia / Via Valerio Publicola; oppure Via Viviani) ci sono un paio di pini, dall’apertura a ombrello immensa e alta, che mitiga la temperatura anche d’estate, e che lascia la visuale ampia fino alla sequenza di archi dei due acquedotti romani sul fondo. 


Un’area cani deve avere ampiezza di campo visivo.

Per non soffocarci.
Ne ho viste alcune strette tra i palazzi, o chiuse tra la tangenziale e una strada di scorrimento trafficata. Meglio di niente. Ma se c’è la possibilità di frequentarne una in un parco o giardino che amplifichi la visuale, e isoli anche acusticamente dal rumore cittadino circostante, ecco sceglierei questa soluzione. 


Un’area cani deve avere almeno una panchina.

Per riposare.
Capisco che è facile meta di alzata di zampa, ma ci deve pur essere un posto dove sedersi, al bisogno. E che non sia una sedia di plastica bianca portata da casa, ma una vera panchina da parco, fissa e confortevole. 


Un’area cani grande potrebbe essere suddivisa in due.

Per tipi diversi di cani.
Come nell’affascinante Villa Lais ***** (Tuscolano, Piazza Giovanni Cagliero, oppure Via Paolo Alberà), dove il parco è molto invitante e altrettanto lo è l’area cani; e al Parco di Via Gentile e Via Pelizzi ***** (Torre Maura, Via Francesco Gentile), dove c’è un doppio angolo di paradiso. Più strette, perché addossate all’esterno delle Mura Gianicolense, sono le aree adiacenti appena fuori Villa Sciarra ** (Monteverde Vecchio, Viale delle Mura Gianicolensi / Via Aurelio Saffi).

Potrebbe essere utile per una divisione tra cani grandi e piccoli, cuccioli e adulti, maschi e femmine, maschi e maschi, dominanti e non, giocherelloni e contemplativi, mammoni e in cerca della gang. In linea generale c’è una discreta educazione e rispetto per la mezz’ora d’aria, con domande di routine (una sorta di tacita etichetta canara), che tutti dovrebbero fare prima di entrare in un’area già popolata. Come: “maschio o femmina?” / “quanto c’ha?” (siamo a Roma) / “vuoi entrare?” / “esco io”.
Ma ovviamente ci sono eccezioni, momenti sfortunati e affermazioni di territorialità. In ogni caso, il tipo di comunicazione tra umani nell’area cani va sull’international-informale all’inglese (ci si dà subito del tu), è spesso monosillabico, e facilitato come al livello uomo-cane.


Un’area cani dovrebbe essere illuminata.

Per le giornate corte.
Raramente ci sono i lampioni. Ma ho sentito di associazioni che hanno finanziato punti luce a pannelli solari che resistono a furti e atti vandalici. 
Il Giardino Pubblico **** (Tuscolano, Via Colle Gentilesco, oppure Via Anzio) ne ha ancora di funzionanti, su un bel muretto a ferro di cavallo che fa da salotto all’aperto. Ce li aveva anche la piccola ma accogliente area cani lungo la ferrovia di Via Lucio Mario Perpetuo **** (Quadraro, angolo con Via del Quadraretto) e forse torneranno. 


Un po’ di chiarezza: le aree cani sono sì regolamentate da Roma Capitale, ma gruppi di cittadini possono impegnarsi a prendersene cura formando un’associazione e adottando l’area con una semplice convenzione: si sottopone un progetto che viene vagliato in conferenza di servizi. La procedura di adozione non è così complicata se l’area cani è già nella lista del Comune (per ora aggiornata al 2016). Se invece la si deve creare da zero l’iter è più lungo. 

In generale ho visto volontari lodevoli nel migliorare situazioni in parte lasciate al caso. Sono stata occhi negli occhi con cani su alcune necessità sottovalutate. Ho letto di azioni volte a rendere più vivibili queste micro-isole cittadine. Ho sentito isolani affranti. Isolani battaglieri. Menefreghisti. Sbadati. Generosi. Arrabbiati. Di tutti i tipi. Con tante domande. Una frequente: si potrebbe migliorare un’area cani angusta, e fare richiesta di ingrandirla se il (bellissimo) prato accanto risulta inutilizzato? Se lo chiedono a Santa Maria della Pietà ** (Trionfale, Piazza Santa Maria della Pietà) e a Villa Leopardi / Giardino delle Ore *** (Trieste, Via Barce / Via Makallè). Argomento correlato: e ampliare l’area cani inglobando, dunque convertendo, un’area giochi per bambini abbandonata? Se lo chiedono al Giardino Lanzarotto Malocello * (Ostiense, Via Rodrigo de Traiana, e Via Bartolomeo Diaz), e al Parco San Pio da Pietrelcina ** (Tuscolano, Via della Marrana / Via Piero Albera).
Dal Comune pare che ci si possa pensare.


Con questa ricerca sulle aree cani spero di avervi accompagnato a scoprirne di nuove o a farvi venire buone idee per quelle già conosciute, a sceglierne una piacevole vicina a casa, e a prendervi una Pausa Verde con l’amico a quattro zampe.

Quasi dimenticavo. Non ho un cane – ma sono zia di Alias, che potete vedere ritratto al Parco Appiano. Ho fatto questa ricerca un po’ con lui, un po’ da sola – in questo caso prendendomi anche tutte le abbaiate di accoglienza perché intrusa-senza-cane dentro un’area cani. Ho scritto questo per tutti i canetti & canoni cittadini che, come Alias, si emozionano davanti al verde, e iniziano a correrci dentro, lingua al vento.

Autore
Lavinia Collodel

Storica dell'arte e autrice di base a Roma, ama viaggiare in solitaria per nuove ispirazioni. Scrive articoli, racconti e poesie. Ha pubblicato rubriche per Exibart on Paper, Inside Art, Arte e Cronaca, Marco Polo. Specializzata in arte contemporanea con master in business, è tour designer e guida turistica a Roma per visite private, e collabora a programmi di Università italiane e statunitensi.
È autrice e voce di Il Mio Bestiario, podcast settimanale con "brevi storie di animali strani molto umani".