Visuale dell'opera di Giulio Vesprini sul Ponte della Scienza, con il Gazometro e il fiume Tevere sullo sfondo

Upside Down: Giulio Vesprini e il Ponte della Scienza

“Sotto l’azione dell’opera, il ponte sembra quasi svanire”

Il Tevere è probabilmente il principale protagonista delle riflessioni e delle azioni generate da WIDE
Tre opere, in particolare, scandiscono questo percorso che inizia all’interno delle Industrie Fluviali e approda fino al vicino corso d’acqua: Cosmogonia di Andrea Casciu, che ha messo in relazione la forza primigenia del fiume con la nascita delle Industrie Fluviali; 350 Metri di Officinadïdue, che ha costruito un legame fisico fra le Industrie e il Tevere; Upside Down – Urban Postcards G0081 di Giulio Vesprini, culmine di questa fase durata un biennio, un’opera che interviene direttamente sul paesaggio fluviale restituendolo alla comunità.

È interessante notare la progressione di queste opere nel descrivere il rapporto fra lo spazio culturale e l’ambiente naturale. La prima porta il fiume all’interno dello spazio, la seconda traccia un collegamento fra queste due entità, la terza trasferisce le pratiche dello spazio nel contesto del bacino fluviale, creando una nuova continuità fra gli elementi antropici e quelli naturali.

L’opera di Giulio Vesprini è una propagazione diretta dello spazio in cui si inserisce. La tela di questo dipinto è enorme: è la superficie del Ponte della Scienza – successivamente intitolato a Rita Levi Montalcini – ponte pedonale che collega i quartieri Ostiense e Marconi, dal Gazometro al Teatro India. Una tela di quasi mille metri quadrati dalla quale l’opera attiva una lunga serie di processi e di relazioni.
Anzitutto interviene sulle distanze. Non solo perché accentua il significato e la funzione stessa del ponte (che unisce due sponde, due quartieri, due comunità): essa azzera la distanza con l’osservatore, che può calpestare l’opera, toccarla. 

Upside Down, visuale dall'alto dell'opera di Giulio Vesprini sul Ponte della Scienza
©Photo Francesco Schifano / Wow Tapes

Soprattutto, però, con Upside Down Giulio Vesprini cancella la distanza fra le persone sul ponte e l’ambiente sottostante.
Questo perché l’opera è quasi un ritratto del bacino fluviale. Sotto la sua azione, con gli elementi pittorici che richiamano fedelmente il paesaggio, il ponte sembra quasi svanire
Osservando dall’alto, si può notare la perfetta aderenza della composizione pittorica con gli elementi presenti quindici metri più sotto. È come se l’infrastruttura diventasse una lente attraverso la quale lo scenario si astrae, un invito a guardare attraverso la superficie del ponte trovando che strade, fogliame e acqua sublimano e si fanno bidimensionali. La vegetazione fluviale diviene un sovrapporsi di figure sinuose, le rotondità rimandano all’armonia della natura, le cromie a un’interpretazione platonica del paesaggio: i colori delle quattro stagioni, l’azzurro idealizzato del fiume.

Possiamo pensare che la natura si riappropri, così, del suo spazio, condividendolo con la comunità che lo abita. Al contempo, la comunità riscopre che l’importanza dell’ambiente fluviale va ben oltre le strade che lo costeggiano e i ponti che lo attraversano.

Del resto, l’opera nasce alla confluenza di due distinte necessità. 
La prima è, appunto, l’urgenza di riavvicinarsi al fiume, di riscoprire questa entità che scorre incessante nel ventre della nostra città quasi senza che ce ne accorgiamo: un ambiente naturale che convive con quello urbano risultando perlopiù invisibile ai nostri sguardi.
La seconda, invece, è il frutto dello scambio fra le Industrie Fluviali e il territorio in cui operano, dei percorsi strutturati di co-progettazione e creazione di senso, e della permeabilità più informale dettata dalla quotidiana coesistenza e dal dialogo costante con le comunità territoriali tramite cui ha preso corpo la consapevolezza di come – per ragioni urbanistiche e storiche – questo pezzo di quartiere tra gli ex Mercati Generali e il fiume sia privo di una vera piazza, di un luogo di aggregazione che sia un presidio di comunità sempre accessibile. 
È così che, con WIDE, il ponte pedonale è stato reimmaginato come una piazza, sospesa fra cielo, terra e acqua, tesa fra due quartieri distinti.

Agendo da artista con sensibilità da urbanista, Giulio Vesprini ha operato nello spazio di questa confluenza, contribuendo a quella creazione di senso cui l’arte nello spazio pubblico può concorrere.

Upside Down, visuale dell'opera di Giulio Vesprini sul Ponte della Scienza con il Gazometro di Ostiense sullo sfondo
©Photo Francesco Schifano / Wow Tapes

Upside Down è l”ultima delle opere che fanno parte dell’edizione 2024 di WIDE – art based spots.

Autore
Gabriele Scorzoni

Curatore e cultural manager delle Industrie Fluviali.

Autore
Industrie Fluviali

La ciurma delle Industrie Fluviali raccoglie dentro Biosfera le idee più stimolanti e i punti di vista più illuminanti. Arte, innovazione sociale e sviluppo del territorio sono i temi che ci interessano maggiormente, e ci impegniamo a intercettarli per alimentare un vero e proprio ecosistema della cultura.