Cosa abbiamo imparato festa pedagogia viva

Cosa abbiamo imparato dalla Festa della Pedagogia Viva

Si è conclusa domenica 21 febbraio alle Industrie Fluviali la Festa della Pedagogia Viva, una due-giorni organizzata da Asilo nel Bosco ed Educazione Emozionale sui tanti temi che interessano le nuove frontiere dell’educazione.
Abbiamo parlato con Paolo Mai, fondatore dell’Asilo nel Bosco e conduttore della Festa della Pedagogia Viva, per riflettere su cosa abbiamo imparato da un evento che – data l’esigenza di organizzarlo a distanza e la rinnovata centralità che l’istruzione e l’educazione stanno trovando – è legato a doppio filo al contesto pandemico in cui siamo immersi.
La pandemia ha per fortuna aperto un dibattito intenso sul ruolo centrale che l’educazione ha per il benessere della società ed era importante per noi alimentare questo dibattito. Abbiamo voluto vedere la modalità online come un’opportunità: attraverso di essa abbiamo potuto portare certe riflessioni a tantissime persone ad un costo popolare“.

Ciò che si nota subito, scorrendo il programma degli interventi e i curriculum dei relatori, è la varietà e la vastità dei temi trattati: filosofia, neuroscienze, educazione emozionale, narrativa, psichiatria.
Crediamo che la conoscenza brilli allorquando diversi approcci possano confrontarsi ed abbracciarsi“, ci dice Paolo. “Suddividere il sapere in materie, in contenitori che non comunicano, non ci pare per niente saggio. Per ampliare la nostra prospettiva dobbiamo farci nutrire da visioni diverse. In alcune tavole rotonde abbiamo invitato a dialogare esperti di diverse discipline, da cui stanno nascendo progetti di ricerca condivisi, dove il neuro scienziato collabora col pedagogista. Era una delle cose che auspicavamo e siamo felici che stia accadendo“.

“Quando una persona è felice ha voglia di condividere questa felicità con gli altri e questo sicuramente facilita la costruzione di reti sociali”

Un’ennesima dimostrazione che ciò che attiene al benessere degli individui, delle comunità, della società tutta – come lo sono l’educazione e l’istruzione – non è possibile ragionarlo per compartimenti stagni. Occorre piuttosto una cooperazione trasversale fra una pluralità di competenze, realtà professionali, istituzioni. Una sinergia che necessita non solo di strumenti fisici e logistici, ma anche di un’abitudine al dialogo e al confronto. Di reti sociali solide.
E per costruire reti sociali solide – e solidali – servono competenze relazionali che derivano dalla consapevolezza di sé. Qualcosa che abbiamo imparato con chiarezza dalla Festa della Pedagogia Viva: “Le competenze emotive sono alla base del benessere della persona e della sua autorealizzazione personale. Quando una persona è felice ha voglia di condividere questa felicità con gli altri e questo sicuramente facilita la costruzione di reti sociali. L’autostima, l’autoregolazione emotiva, l’empatia e la perseveranza son per esempio importantissime per il benessere di un individuo e tutte queste competenze possono essere coltivate. Prima lo si fa e meglio è“.

Ma gli ambienti in cui ci relazioniamo – le scuole, i luoghi di lavoro, le occasioni di aggregazione che ora stanno mancando, le città – sono in grado di supportarci nel coltivare queste competenze? Non è un caso che fra i temi centrali della Festa della Pedagogia Viva ci sia l’educazione in natura. Si può riprogettare le città – i luoghi antitetici alla natura per eccellenza – per promuovere le esperienze di outdoor education?
Pensiamo sia fondamentale riprogettare le città e non solo per il benessere dei bambini. Francesco Tonucci, uno dei relatori della Festa, ha fatto un lavoro fantastico con il progetto La Città dei Bambini. Ci sono diverse città in tutto il mondo che, accompagnate dalle idee di Francesco, hanno ridisegnato gli ambienti, rendendoli più vivibili e a misura di essere umano. Oggi le città sembrano costruite per rispondere ai bisogni delle automobili più che delle persone. Abbiamo la possibilità di farlo, partiamo da un’ottima base di conoscenza sul come, ora si tratta solo di creare una volontà diffusa. Da questo punto di vista pensiamo che il cambiamento dipenda da noi, se si crea una volontà diffusa le istituzioni non potranno che muoversi in quella direzione. Uno dei motivi per cui abbiamo pensato ad un prezzo accessibile alla festa e accolto centinaia di persone gratuitamente è proprio questo. La conoscenza può fare bello il mondo ma solo se la conoscenza diventa patrimonio di tutti e per tutti“.

“Se si crea una volontà diffusa le istituzioni non potranno che muoversi in quella direzione”

Una condivisione di idee orizzontale, che dia propulsione a un movimento dal basso e inneschi una trasformazione virtuosa. Qualcosa che richiama la partecipazione di tutti, per coinvolgere la comunità secondo un principio di sussidarietà dove le realtà più competenti e la cittadinanza collaborano con le istituzioni per un obiettivo comune.
Pensiamo che le istituzioni non debbano aggiungere nulla, semmai togliere. Eliminare l’eccessiva burocratizzazione presente nelle scuole che spesso scoraggia alcune preziose iniziative e garantire una maggiore autonomia, e quindi una maggiore fiducia, alle scuole e ai singoli insegnanti, mettendo questi ultimi nelle condizioni di poterlo fare. Oggi un insegnante in Italia si trova spesso da solo con 25-30 bambini: in queste condizioni ci pare sinceramente difficile lanciarsi in progetti ambiziosi“.

La ciurma delle Industrie Fluviali raccoglie dentro Biosfera le idee più stimolanti e i punti di vista più illuminanti. Arte, innovazione sociale e sviluppo del territorio sono i temi che ci interessano maggiormente, e ci impegniamo a intercettarli per alimentare un vero e proprio ecosistema della cultura.