Mezzo Pieno / L’importanza della vicinanza

Con Mezzo Pieno, raccogliamo testimonianze e riflessioni di chi si occupa a vario titolo di editoria, istituzioni, produzione culturale, turismo, inclusione, ricerca scientifica, ambiente, disabilità, psicologia, giornalismo e design attorno alla domanda: cosa possiamo salvare dell’anno della pandemia?

Oggi risponde Manuela Bucciarelli, Associazione Progetto Lamin

L'importanza della vicinanza

L’importanza della vicinanza

Abbiamo imparato quanto dobbiamo pensare a modelli di inclusione che possano comprendere tutti, in ogni condizione e momento

Manuela Bucciarelli

Il  2020 lascia una grande lezione, per me e per molti: l’importanza della vicinanza, delle relazioni sociali, della comunicazione ed interazione dal vivo.
Abbiamo vissuto parte del 2020 lavorando virtualmente. Da un lato questo esperimento ha dimostrato che possiamo adottare modalità di lavoro ‘smart’ senza compromettere la produttività e le performances e spero che in futuro il tele-lavoro continuerà ad essere promosso ed incentivato per tanti lavoratori. Allo stesso tempo, lo scambio e il confronto sia in ambito professionale sia in ambiti sociali e culturali, si sono sentiti come enormi mancanze durante i vari mesi di lockdown e in generale in un mondo, quello di oggi, fortemente stravolto nelle abitudini piu radicate ed in particolare nella socialità. Il distanziamento sociale è infatti non solo innaturale, ma anche pericoloso. Soprattutto per soggetti piu deboli e vulnerabili della società.

Nel lavoro che portiamo avanti con la nostra associazione Progetto LaMin, ci siamo confrontati con una maggiore emarginazione da parte delle persone che vogliamo supportare attraverso i nostri progetti. Abbiamo dovuto interrompere la didattica e ciò ha comportato un allontamento e probabile dispersione dei partecipanti. Questo dimostra come sia importante, anche nei processi di integrazione di migranti, il contatto, la vicinanza, la presenza dal vivo.
Abbiamo imparato quanto dobbiamo pensare a modelli di inclusione che possano comprendere tutti, in ogni condizione e momento. E quanto, pur essendo oggi tutti sullo stesso territorio, le difficoltà che ci troviamo ad affrontare sono diverse, e qualunque forma di progettazione deve quindi nascere dal contatto, dal confronto, seppur virtuale.

E poi ci lascia una nota positiva, avendoci mostrato come i momenti complessi riescono a far emergere le soluzioni semplici e uniche allo stesso tempo. La capacità di reazione e adattamento alle difficoltà tipica delle persone migranti ci ha abbracciato, insegnandoci che perfino nel momento in cui non era possibile uscire dalle proprie case è stato possibile disegnare un percorso alternativo.

Laureata in Economia dello Sviluppo, ha lavorato per quasi un decennio in organizzazioni internazionali tra cui FAO, IFAD, UNRWA, ILO e Banca Mondiale, prima nel Sud-Est Asiatico, poi in Africa e in Medio Oriente.
Successivamente è stata co-fondatrice di Manukafashion, dove si è occupata del design, della ricerca di tessuti e della comunicazione per linee di arredamento e moda ispirate ai colori e agli stili africani. Attualmente è la responsabile del Progetto LaMin, un'associazione che promuove attività finalizzate all’integrazione culturale e lavorativa di soggetti vulnerabili, in particolare migranti, attraverso la formazione sartoriale.