Mezzo Pieno / Qualche buona notizia


qualche buona notizia

Quando abbiamo chiesto ad esperti ed osservatori di vari ambiti di commentare l’anno appena trascorso dando risalto ai segnali più incoraggianti e ai risultati più rilevanti, abbiamo temuto per qualche ora che tutto si risolvesse in un buco nell’acqua. Era davvero possibile osservare l’anno della pandemia e vedere il bicchiere mezzo pieno?
Insomma, non era scontato, ma l’esercizio che abbiamo proposto ci ha permesso di collezionare tante lezioni da conservare e qualche buona notizia, capaci di ricostruire una geografia del 2020 più vasta di quella meramente legata alle conseguenze del Covid-19.
Fra le testimonianze, sono molte le considerazioni sulla tante lezioni da mettere a frutto. Ma anche le buone notizie. Come i risultati ottenuti in difesa della foresta pluviale con azioni dal basso. O come l’adeguamento di diverse istituzioni culturali a modalità di fruizione altre. O ancora la capacità di convertire le limitazioni in opportunità dimostrata dalle librerie indipendenti.
Proviamo ad aggiungerne qualcuna anche noi, con un po’ di autocelebrazione sul finale.


Qualche buona notizia

L’OMS ha dichiarato la fine di un’epidemia di Ebola iniziata nel 2018

Se ci fosse un premio di popolarità dedicato ai virus, il coronavirus vincerebbe a mani basse tutte le categorie del 2020. La sua onnipresenza ci ha quasi fatto dimenticare dell’esistenza di altre minacce, spesso più circoscritte ma assai più spietate. 
Ma una buona notizia rimette questo rapporto di forze in una corretta prospettiva. L’OMS, infatti, ha dichiarato conclusa l’epidemia di Ebola che, dall’agosto del 2018, si era sviluppata nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo uccidendo quasi 2.300 persone. Si trattava dell’undicesima epidemia ad aver interessato il territorio congolese, ed è stata la seconda più grande di sempre.
Per sconfiggerla, sono state vaccinate oltre 300.000 persone. Un punto ancor più significativo in un anno che, come ci ha ricordato Nicola Tumino, potrebbe essere determinante nel rinsaldare la fiducia delle persone nella ricerca scientifica.

Piccoli passi avanti sulla parità di genere

La strada da percorrere per stabilire un’effettiva parità di genere è moltissima. Durante E Unite Noi Saremo sulla terrazza di Industrie Fluviali, Francesca Ferri e CORA ce lo hanno fatto chiaramente capire: per fare un esempio, secondo il World Economic Forum la disparità salariale verrà colmata tra 257 anni.
Si tratta di intervenire sul fronte culturale e su quello dell’iniziativa politica. Ma se il progresso culturale sulla parità di genere è complesso da misurare e programmare, i policy maker hanno molte armi per indirizzarlo e favorirlo, e nel 2020 qualche passo è stato fatto.
A partire da quelle iniziative atte a cancellare limitazioni dettate da retaggi millenari di controllo sull’autonomia e sulla libertà delle donne.
Ne citiamo due: la legge approvata in Scozia per fornire gratuitamente gli assorbenti, fondamentale sia dal punto di vista pratico che nel dare una rotta alle scelte politiche degli altri paesi europei; la decisione dell’AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco, di estendere alle minori l’accesso senza ricetta alla pillola del giorno dopo. Un passo importantissimo per abbattere pregiudizi culturali ed antiscientifici.

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Si è ripreso a parlare di scuola

Abbiamo già avuto modo di parlare delle lacune in termini di istruzione e socialità che il lockdown e le successive limitazioni hanno causato ai più giovani. E se per tutta la primavera sembrava che non solo il governo, ma la stessa società civile avesse rinunciato a parlare di scuola, l’emergenza che si è andata via via rendendo evidente l’ha riportata al centro del dibattito pubblico. Certo, vista la situazione in cui versano gli istituti scolastici fra difficoltà endemiche e complicazioni pandemiche, è difficile parlare di buone notizie. Ma a ben guardare, la scuola era scomparsa dal dibattito pubblico ben prima dell’insorgere di Covid-19 e misure anticontagio: tornare a parlarne era doveroso, se vogliamo continuare a progettare il nostro futuro. Dispiace che il motivo scatenante di questo rinnovato interesse sia un’emergenza sanitaria globale, bisognerà a maggior ragione scongiurare che l’occasione vada sprecata.

Cambio di strategia mondiale sugli stupefacenti

Da quando, nel 2011, la Global Commission on Drug Policy ha dichiarato “fallita” la cosiddetta War on Drugs iniziata da Nixon negli ‘70 e intensificata da Regan nel decennio successivo, è cresciuta la diffusione di modelli alternativi per governare la diffusione degli stupefacenti e i problemi che ne conseguono in termini di ricadute sociali e rafforzamento della criminalità organizzata. Quest’anno, si è visto nelle decisioni di molti stati americani sul tema della cannabis ad uso terapeutico e ricreativo: hanno votato a favore della legalizzazione New Jersey, Arizona, Montana, South Dakota, Mississippi. Si è visto nel disegno di legge di prossima approvazione che legalizzerà la cannabis in Messico, assestando un grande colpo al potente narcotraffico del paese. Si è visto nella decisione dell’Oregon di depenalizzare uso e possesso di tutti gli stupefacenti. Ma, soprattutto, nella decisione dell’ONU di riconoscere le proprietà terapeutiche della cannabis e di cancellarla dalla lista delle sostanze stupefacenti pericolose.
Nel frattempo, l’Europa e l’Italia sembrano mantenere un atteggiamento ancora molto prudente e conservatore. Fa eccezione la Svizzera, che ha approvato un progetto di avvio di trials con lo scopo di prevedere l’impatto di una legalizzazione a scopo ricreativo.

L’esperienza di Industrie Fluviali

Chiudiamo con un po’ di autocelebrazione, ma non potevamo far finta di nulla: le Industrie Fluviali hanno aperto i battenti ad ottobre 2019, e il nostro primo anno di vita è praticamente coinciso con la pandemia. L’abbiamo trascorso rimparando e reinventando, adattandoci ai cambiamenti. Guardandoci indietro, siamo i primi ad essere colpiti dal numero e dal valore dei progetti e delle realtà che abbiamo ospitato o avviato. Guardandoci indietro, il bicchiere sembra decisamente mezzo pieno.
Un breve riepilogo, partendo dalla fine dello scorso anno: i laboratori di didattica e innovazione Kidsbit; lo spettacolo di Francesca Ferri e Cora sulle operaie del nostro ex-lavatoio lanario; una terrazza botanica; la musica dal vivo di Chicken Beat, Poor Bob & Big Lucho, Emanuele Inserto, Ale Playswith; un radio-live-show incentrato sul quartiere Ostiense, di cui abbiamo ricostruito anche la storia; il progetto musicale Loop the World; gli aperitivi in Lingua dei Segni Italiana e i relativi corsi per l’apprendimento di questa lingua; le degustazioni al buio; il comedy club di Interno Notte; una sfilata di moda firmata da artigiani migranti; un festival estivo; il racconto cinematografico della terrazza delle Industrie Fluviali; le riprese della nuova serie di The Jackal e del nuovo film di Paolo Costella; i percorsi di Eccom per il reinserimento di giovani detenuti; gli appuntamenti romani di Creative Mornings; gli incontri del Disability Pride Italia; una mostra sensoriale, e un’altra difficilmente etichettabile; un incontro sul vino naturale; una rassegna stampa mensile di articoli internazionali sui temi della cultura, dell’innovazione sociale, dell’arte, della tecnologia; un dettagliato allestimento post-lockdown; workshop dedicati al floral design, alla wearable art, alla poesia, alla tipografia artigianale; un racconto a puntate; tour del quartiere sulle tracce dell’archeologia industriale, della street art e delle stesse Industrie Fluviali; talk in cui abbiamo parlato di filosofia, poliamore, sessualità, street poetry; laboratori artistici; un torneo di ping-pong e varie altre distrazioni; una lezione-spettacolo sulla Roma papalina; incontri con editori e scrittori, tra cui Daniele Manusia, Laura Mancini, Mariano Lamberti, Vincenzo Ostuni, Rossana Campo e altre iniziative dedicate all’editoria; una rassegna di videoarte; una rubrica di fumetti indipendenti e una dedicata ai luoghi dove arte, vita urbana e natura si incontrano; fotografie di esplorazioni negli angoli più inaccessibili del pianeta. E abbiamo raccolto qualche buona notizia.

Blog Biosfera

Viviamo in un’ecosistema che si fa sempre più complesso, dove culture diverse e miliardi di persone si muovono all’interno di uno scacchiere globale. Per quanto la pandemia e la sua gestione abbiano interessato trasversalmente l’intero pianeta, dettato l’agenda di tutti i governi e riempito la nostra immaginazione, non possiamo pensare che null’altro succeda. Abbiamo raccolto qualche buona notizia per dimostrare che, con tenacia e inventiva, siamo tutti coinvolti in processi vasti che il virus scalfisce ma non interrompe.

Autore

La ciurma delle Industrie Fluviali raccoglie dentro Biosfera le idee più stimolanti e i punti di vista più illuminanti. Arte, innovazione sociale e sviluppo del territorio sono i temi che ci interessano maggiormente, e ci impegniamo a intercettarli per alimentare un vero e proprio ecosistema della cultura.