Mezzo Pieno / La vittoria dei Karipuna


Con Mezzo Pieno, raccogliamo testimonianze e riflessioni di chi si occupa a vario titolo di editoria, istituzioni, produzione culturale, turismo, inclusione, ricerca scientifica, ambiente, disabilità, psicologia, giornalismo e design attorno alla domanda: cosa possiamo salvare dell’anno della pandemia?

Oggi risponde Martina Borghi, Responsabile Campagna Foreste Greenpeace Italia

la vittoria dei karipuna

La vittoria dei Karipuna

Nell’area in cui vivono i Karipuna sono stati distrutti solo 532 ettari di foresta: il 49,1% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente

Martina Borghi

Amo profondamente le foreste perché sono luoghi di vita e di cultura. Per chi condivide questa mia grande passione, la cattiva notizia è che, secondo la FAO, a partire dal 1990 il nostro Pianeta ha perso 420 milioni di ettari di foresta (una superficie circa equivalente a quella dell’Unione europea) a causa della deforestazione e della conversione del suolo ad altri usi, come l’agricoltura. La buona notizia è che il tasso di perdita di superficie forestale è notevolmente diminuito: nel quinquennio più recente (2015-2020) ha interessato 10 milioni di ettari di copertura forestale (una superficie circa equivalente a quella dell’Islanda), 2 milioni di ettari in meno rispetto al periodo 2010-2015.

Il 2020 è stato un anno paradossale per le foreste del mondo. La pandemia di Covid19, ci ha infatti ricordato l’importanza della tutela della biodiversità: il 31% delle epidemie di malattie emergenti – come Ebola e Zika – sono legate proprio ai cambiamenti di uso del suolo causati dall’invasione umana delle foreste pluviali tropicali. Nonostante ciò, in molti Paesi il lockdown è stato visto come un’opportunità per saccheggiare impunemente le foreste in un momento in cui i controlli istituzionali sono stati ridotti ai minimi termini.

Foto di due canoe nello Stato di Rondônia, Brasile, teatro della vittoria dei karipuna
“Mezzo Pieno / La vittoria dei Karipuna” – Stato di Rondônia, Brasile – Photo by Higor Prestes on Unsplash

È quello che è accaduto, ad esempio, in Brasile, il Paese che in media ha registrato la più alta perdita annua netta di superficie forestale tra il 2010 e il 2020. Quest’anno, tra gennaio e ottobre, gli incendi – quasi sempre appiccati dolosamente per fare spazio all’agricoltura industriale – hanno distrutto 75.000 km2 di Amazzonia (una superficie circa equivalente a tre volte quella della Sardegna). Per molti Popoli Indigeni questo significa perdere le proprie terre ancestrali, la propria storia, la propria cultura. Anche per questo diciamo che deforestazione e violazione dei diritti umani vanno spesso di pari passo e che i veri guardiani della foresta sono i Popoli Indigeni.

Un esempio straordinario, che mi farà pensare al 2020 con il sorriso, è quello del Popolo Karipuna. Negli anni Settanta, gli occidentali invasero le loro terre e li sterminarono: sopravvissero solo otto persone. Oggi i Karipuna sono 55 e vivono nel nord dello stato di Rondônia (Brasile) in un’area di foresta di circa 150 mila ettari che il governo ha riconosciuto essere esclusivamente di loro proprietà nel 1998. Nonostante ciò, l’industria del legno non ha mai smesso di inviare sicari pronti a tutto per estrarre legname pregiato. Tra agosto 2017 e luglio 2018, nelle terre dei Karipuna è stato raggiunto un picco di deforestazione preoccupante: 1.400 ettari di foresta persi. I Karipuna hanno quindi deciso di collaborare con Greenpeace e con il Consiglio Indigeno Missionario (CIMI) per denunciare la deforestazione illegale avvenuta nelle loro terre e chiedere alle autorità di intervenire tempestivamente. Il lavoro congiunto ha funzionato: la polizia è intervenuta per fermare le invasioni, sequestrare il materiale utilizzato per distruggere la foresta e arrestare i responsabili. Secondo una recente analisi di immagini satellitari, tra agosto 2019 e luglio 2020 nell’area in cui vivono i Karipuna sono stati distrutti solo 532 ettari di foresta: il 49,1% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Autore

Responsabile Campagna Foreste Greenpeace Italia. Dopo la laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche all'Università di Bologna e il successivo perfezionamento presso l'Universidad Nacional autonoma de Mexico, ha conseguito un master in Management Ambientale e Sviluppo Sostenibile, e lavorato, fra gli altri, per l'Unità Affari Internazionali del Ministero dell'Ambiente messicano e per l'UNDP, il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, come analista per le politiche sul cambiamento climatico.