Ostiense dall’industria all’archeologia


ostiense dall'industria all'archeologia

La storia del Lavatoio Lanario Sonnino, sede delle Industrie Fluviali, coincide con quella del quartiere Ostiense. Dall’industria all’archeologia industriale, infatti, i tentativi di trasformare Roma in una metropoli moderna sul modello delle grandi città europee sono sempre passati per quest’area. E il Lavatoio Lanario nè è stato esempio e testimone in ogni fase di questa trasformazione.


A differenza di altri grandi metropoli europee, Roma non ha vissuto una duratura espansione industriale. Essa è limitata principalmente al periodo fra il piano regolatore del 1883 e il secondo dopoguerra. Successivamente, è stata soffocata da molteplici fattori. Anzitutto, dagli interessi dell’industria edilizia, alimentati dalla ricostruzione post-bellica. Ma anche dall’atteggiamento della politica nazionale, preoccupata dalle rischiose implicazioni che potevano derivare dalla presenza di una forte classe operaia sul suolo della Capitale.

Lo si capisce, fra le altre cose, dalle parole che Quintino Sella pronuncia alla Camera dei deputati nel giugno del 1876:

Ho sempre desiderato che sia a Roma la parte direttiva, la parte intellettuale. Ma non ho mai desiderato che vi siano grandi agglomerazioni di operai. In una soverchia agglomerazione di operai, vedrei un vero inconveniente. Perché credo che qui sia il luogo dove si debbano trattare molte questioni che debbono essere discusse intellettualmente, che richiedono l’opera di tutte le forze intellettuali del Paese, ma non sarebbero opportuni gli impeti popolari di grandi masse di operai.

Quintino Sella

È così che l’area industriale di Roma è stata fagocitata da un convulso sviluppo residenziale, e ciò che ne rimane è una serie di siti di archeologia industriale di grande valore limitati prevalentemente alla zona di Ostiense.
Ed è qui che nasce, nel 1902, il Lavatoio Lanario Sonnino dove sorgono le Industrie Fluviali.

Dall'industria all'archeologia - Storia del lavatoio lanario sonnino

Nascita della zona industriale di Roma

Successivamente al trasferimento a Roma della Capitale del Regno d’Italia, si rende necessaria una trasformazione della città sul modello delle altri capitali europee. Per lo sviluppo delle attività produttive si individua un’area a sud, lungo il Tevere. Una soluzione ottimale poiché permetteva di approfittare del fiume per l’approvvigionamento delle merci. Inoltre, nella zona, la ferrovia Roma-Civitavecchia attraversava il Tevere già dal 1863, quando venne inaugurato il Ponte di Ferro, oggi destinato al traffico automobilistico.

Ostiense dall’industria all’archeologia – Inaugurazione del Ponte di Ferro, 24 settembre 1863

A seguito del piano regolatore del 1873, nel 1890 si inaugura il mattatoio progettato dall’architetto Gioacchino Ersoch. Il mattatoio comporta lo sviluppo del quartiere operaio di Testaccio, e dà impulso alla nascita di numerosi laboratori conciari nella zona, che approfittano delle pelli scartate dalla lavorazione della carne.
Proprio queste iniziative private contribuiscono in maniera determinante a formare l’identità della zona. È in questo contesto che si inserisce la realizzazione del Lavatoio Lanario Sonnino, nell’intervallo fra il piano regolatore del 1873 e quello del 1909 voluto dal sindaco Ernesto Nathan.

Il piano regolatore del 1909 dà il via alla nascita di numerose infrastrutture, tutte nella zona di Ostiense.
Anzitutto, nel 1910 viene trasferita qui la Fabbrica del Gas. Sia il fiume che la vicina ferrovia consentivano il facile approvvigionamento di carbone dall’Inghilterra, e il sempre maggior fabbisogno (per l’illuminazione stradale prima, e per l’uso domestico poi) rendevano inadeguati gli impianti che precedentemente erano situati al Circo Massimo.

Il Grande Gazometro, però, arriverà solo nel 1936, ad affiancare i tre gazometri più piccoli ormai insufficienti.

Nel 1912 nascono, poi, sia i Magazzini Generali che la Centrale Elettrica Montemartini, e nel 1913 inizia la costruzione dei Mercati Generali, inaugurati nel 1922.

Il Lavatoio Lanario Sonnino

Durante questa fase di crescita ed ammodernamento, il Lavatoio Lanario Sonnino è già abbondantemente attivo. Qui, si tratta la lana grezza che, sempre sfruttando la movimentazione delle merci per via fluviale e ferroviaria, arriva dall’Inghilterra e dalla Sardegna. A lavorare nella fabbrica sono solo operaie, e l’attività corrisponde al carattere produttivo della zona, ancora fortemente votato alle lavorazioni nel campo del tessile e del pellame.

Successivamente alla Prima Guerra mondiale, e in particolare dopo il 1925, a Roma inizia uno sviluppo residenziale senza precedenti. Negli anni ’50, complici le migrazioni interne successive alla fine del secondo conflitto mondiale, la popolazione raddoppia, arrivando a superare i due milioni. L’amministrazione comunale non riesce a governare il fenomeno di espansione abitativa che ne deriva e, di fattoi, si rinuncia a qualsivoglia pianificazione. È così che il lavatoio lanario – che nasce come edificio isolato in una zona priva di edifici abitativi e non ancora interessata dalla presenza di infrastrutture – comincia ad essere inglobato dalle alte palazzine che arrivano a popolare la zona del Porto Fluviale. Negli anni ‘60, diviene praticamente invisibile dall’esterno.

Lo sviluppo industriale della città è stato ormai soffocato già da un po’, e la zona viene assorbita dall’enorme agglomerato residenziale che interessa anche l’altra sponda del Tevere, dove sorge il quartiere Marconi.
Prima del 1970, il Lavatoio Lanario termina le attività e viene progressivamente abbandonato, ad eccezione di alcune produzioni cinematografiche che lo utilizzano come set. In particolare, la terrazza della fabbrica diviene la principale location de Le Fate Ignoranti, il film che consacra Ferzan Özpetek presso il grande pubblico.

La trasformazione del quartiere Ostiense

Bisogenrà attendere gli anni 2000 per riscontrare i primi segnali effettivi della trasformazione che interesserà l’area negli anni a seguire. Il cosiddetto Piano Urbanistico Ostiense-Marconi del 22 dicembre 1999, seguito dal Piano Regolatore del 2003, sono i primi strumenti a tracciare le linee guida per le molte riqualificazioni, ristrutturazioni e recuperi che seguiranno, sia in ambito commerciale che residenziale che pubblico. Gli ex Consorzi Agrari, gli stabilimenti della Mira Lanza, i Mercati Generali, la Centrale Montemartini.

Con lo sguardo agli esempi di altre grandi città europee, Ostiense viene individuato come il quartiere dove concentrare modelli di sviluppo produttivo e culturale innovativi, per trainare Roma verso il futuro.
Si avvia, allora, anche la ristrutturazione dell’ex-Lavatoio Lanario Sonnino, abbandonato da decenni.

Viene dato incarico di elaborare il piano di ristrutturazione della struttura allo Studio Associato PMD, nella figura dell’Architetto Andrea Felice, che ha condiviso con noi la relazione illustrativa del progetto, nella quale si legge:


L’idea progettuale prende spunto proprio dal fatto che l’edificio non ha sbocchi palesi all’esterno se non dall’alto. La luce azimutale, proveniente dalle coperture completamente vetrate, sia del grande spazio centrale, quasi una piazza interna coperta, sia del corpo scala-ascensore, (la cui struttura è costituita da una serie di capriate in ferro, realizzate secondo i canoni originari), giunge ai piani interrati attraverso alcuni tagli di grosse dimensioni realizzati sia sul solaio si copertura degli ampi terrazzi, sia sui solai di calpestio del piano terra.

Tale operazione funzionale genera un’ampia quantità di luce che inonda in modo delicato i piani inferiori, eliminando quel senso di struttura ipogea che potrebbe generare un senso di chiusura all’esterno. Un lucernaio centrale a cielo aperto con un ulivo nella grande sala adiacente alla scala con struttura in acciaio e gradini in cristallo per portare la luce nei piani interrati, così l’altro elemento di collegamento verticale posto nella grande aula centrale è realizzato con due fogli di acciaio piegato con interposto neoprene per la rampa più bassa e cristallo ed acciaio per la zona alta.


La storia sembra dunque ripetersi. Se l’area di Ostiense viene individuata a cavallo fra il XIX e il XX secolo per modernizzare Roma e farne una metropoli al pari delle altri grandi metropoli europee attraverso industrializzazione ed urbanizzazione, agli inizi del 2000 Ostiense è teatro di una trasformazione simile. Una trasformazione dettata nuovamente dalla constatazione che la capitale d’Italia stenta ad affermarsi come protagonista della contemporaneità.

Come abbiamo visto, lo sviluppo industriale di Ostiense è stato soffocato dallo sviluppo residenziale ipertrofico, abusivo, incontrollato. Il suo attuale sviluppo post-industriale, sostenuto dalla presenza di musei e sedi universitarie, ha attirato start-up, coworking, hub culturali, gallerie, street-artist. Ma l’attrazione si è rivelata altrettanto forte per le attività economiche protagoniste di questi anni. In primis, quelle legate alla ristorazione e all’edilizia. La sfida è ricondurre questa crescita fra le linee guida di uno sviluppo ragionato, di una visione organica, strategica e a lungo termine.


Si ringraziano Lavinia Collodel per la condivisione di preziosi fonti bibliografiche, e l’Architetto Andrea Felice per le informazioni relative alla ristrutturazione e per le foto d’epoca del Lavatoio Lanario Sonnino.

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