Complice la quarantena


Complice la quarantena

Edoardo Malagigi è un designer, artista, nonché un caro amico delle Industrie Fluviali. Affascinati dalle riproduzioni in plastilina del coronavirus che, complice la quarantena, ha realizzato, gli abbiamo chiesto di raccontarcele. Questa lettera è la sua risposta.


Carissimo,

Come ti dicevo ieri, è accaduto che appena arrivato da Roma (proprio di ritorno dalle Industrie Fluviali), iniziai in modo molto intenso ad usare il tablet, che come sai è uno strumento luminoso, come dire quasi chimico e catodico. Proprio come uno schermo del televisore, la cosa più artificiale che io conosca.

La quarantena è stata complice, se non ci fosse stata avrei voluto inventarla: tempi dilatati, spazi lunghi senza fughe, tanta calma, e poi tempi per pensare lentamente alle cose che stavano accadendo.

Anche la massa di plastilina che era rimasta a casa invece che allo studio a Fiesole è stata complice. Lavorare al tablet e muovere il colore pieno è stato magnifico.

Il corpo, le sensualità, le distanze prossemiche culturali che ci hanno affascinato tanto, ma anche le manualità, saranno certamente i temi del futuro ma con la certezza che non potranno essere più trattati nello stesso modo.

Ma il pensiero andava anche al tempo del cambiamento. Quelle ore, quei giorni, quelle settimane mi sono sembrate un regalo, un modo per allontanarmi dai ieri che non sempre umanamente per me è stato un tempo di grandi fortune, per vedere le grandi trasformazioni che ci attendono.

La manualità dopo la distanza

Sono sempre stato consapevole che, anche se questa non è stata una guerra, il coronavirsus è cosa nostra, è cosa della nostra terra, che stiamo maltrattando.

Il corpo, le sensualità, le distanze prossemiche culturali che ci hanno affascinato tanto, ma anche le manualità, saranno certamente i temi del futuro ma con la certezza che non potranno essere più trattati nello stesso modo.

Tutta la manualità su cui siamo stati educati, proprio la mano che modella la materia, direi tutta la didattica delle arti che è passata dalla manualità del disegno, ad esempio, anche questa dovrà subire dei cambiamenti (ho tentato di raccontarlo con le pedine degli scacchi, volutamente nell’impossibilità di usarsi secondo le regole universalmente condivise).

Complice la quarantena

Grumuli di colore luminoso che viene attorcigliato dalle mani ad ottenere montagne sempre differenti. Non ad imitazione o suggerimento della natura, come abbiamo sempre fatto (la natura ha sempre ispirato tutti, non siamo circondati da qualche forma che non sia suggerita dalla natura, come ogni ricerca bionica ci insegna), ma pressioni casuali della materia.

È stato un po’ automatico, in quei giorni, usare i social come strumento di diffusione. Sembrava la cosa più coerente restituire le immagini elettroniche del tablet alla diffusione informatica della rete.

Queste elaborazioni non riproducibili, in quanto sono già le riproduzioni di se stesse, sono componimenti, che potremmo dire poetici (non so che altre parole usare). Certamente risentono molto il clima della pandemia e del coronavirus.

Cercando un significato

Oggi ho saputo che questi lavori andranno in una piattaforma web sviluppata da un Università Cinese che le renderà pubbliche i primi di giugno.

Sono coinvolti alcuni artisti e credo anche alcuni spazi espositivi in Italia. Trovo questo progetto molto interessante, anche dal punto di vista scientifico per una loro attenzione agli stadi del dolore.

Mi sembra interessante e anche originale mettere insieme la sensibilità degli artisti con i contributi delle scienze sociali e le conoscenze molto specifiche sui virus. Mi sembrerebbe anche un modo di vedere la nostra vita futura. Certo, difendendoci, aprendo ombrelli, fabbricando mascherine, ma anche riciclandole e quant’altro. Tanto altro.

Un grande abbraccio

Edoardo

Edoardo Malagigi nasce nel 1948, studia alla Scuola d’arte di Pistoia 1967, a Firenze studia al Corso di Disegno Industriale, si diploma all’accademia di Belle Arti di Bologna nel 1978 e insegna a quella di Firenze dal 1977 al 2015. I suoi lavori appaiono su molte riviste tra cui Domus, Casabella, L’espresso e viaggiano in esposizioni internazionali come l’Abaco Space Contemporary Art di Berlino e la Biennale di Venezia. Tiene workshop e conferenze in tutto il mondo sul rapporto arte/design.